C‘è un’abitudine a Natale alla quale sfuggiamo in pochi, quella di fare regali e magari di “riciclarli”. Il Papa non fa eccezione. Ma ci sono regali e regali.  Come ogni Natale, ogni dipendente del Vaticano, pensionati compresi, ha ricevuto un panettone e una bottiglia di spumante e  in molti casi saranno finiti su altre mense, di amici e conoscenti o magari di chi non ha i mezzi per imbardirsela in proprio una mensa di Natale.  Ma non stiamo parlando di questi, bensì di quattromila regali che il Papa ha sollecitato espressamente  – come fanno i bambini – e appunto subito “riciclato”. Si tratta di quattromila temponi per il Covid.

Sono finiti nella struttura sanitaria sotto il colonnato del Bernini in piazza San Pietro, quella doppia ellissi di quattro file di colonne che da sempre rappresenta l’abbraccio universale della Chiesa. I destinatari sono coloro più in difficoltà, i senza tetto, gli scartati. Per fortuna sanno già dove trovarli: sempre lì da tempo hanno a disposizione, oltre al presidio sanitario, pasti caldi, bagni e docce ed una postazione di barbiere e parrucchiere.

Il Papa li ha chiesti alla Slovenia, per inciso lo stesso Paese che quest’anno gli ha relalato l’albero di Natale per piazza San Pietro, e il governo di Ljubljana (Lubiana) non si se lo è fatto chiedere due volte. Il tutto è stato organizzato e realizzato in collaborazione con  l’Istituto di Medicina Solidale e l’Ifo San Gallicano (significa Istituti Fisioterapici Ospitalieri), grazie a un accordo tra le autorità capitoline e l’Elemosineria Apostolica, il dicastero vaticano guidato  dal cardinale Konrad Krajewski.

Cardinale Konrad Krajewski
Cardinale Konrad Krajewski

Un cardinale con una storia particolare in Vaticano. Aveva servito per molti anni come cerimoniere tre Papi, Giovani Paolo II, Benedetto XVI e appunto Francesco. Quest’ultimo per poco in tale ruolo: nell’agosto del 2013, appena cinque mesi dopo il conclave, lo pose alla guida dell’Elemosineria e  due anni e mezzo fa un po’ a sorpresa (anche sua: non lo aveva avvertito) annunciò il suo nome tra quanti avrebbe creato – si dice così – cardinali nel concistoro del 2018. Da sette anni è dunque il principale esecutore della carità del Papa oltre le mura vaticane tra quanti sono più nel bisogno, non importa se cristiani, musulmani o altro, senza tetto o anziani soli, famiglie sotto sfratto o di rifugiati. Una carità costante e silenziosa.

Ma esattamente come Papa Francesco, padre Corrado –  come lo chiamano quanti vivono nella Roma sommersa e che spesso ignorano che sia un cardinale – non si preoccupa di scandalizzare tanti cosiddetti benpensanti se alcune azioni fanno scalpore. Accadde un anno fa quando si calò in un tombino e ruppe i sigilli dell’elettricità posti per morosità, di venerdì, in un palazzo occupato nel centro di Roma, in via Santa Croce in Gerusalemme, ed evitare che più di quattrocento persone e cento bambini restassero senza luce, né acqua calda nel fine settimana. Certo, sapeva di fare un’azione illegale ed era pronto a pagare bollette e multe quando gli ussici avessero riaperto, ma “provateci voi – si limitò a dire ai giornalisti che lo interrogavano in merito – a staccare la corrente per due giorni a casa vostra”.

Ed è accaduto anche di recente, quando è andato a portare aiuti a una ventina di transessuali  sudamericane che si prostituiscono sul litorale romano di Torvaianica, ridotte in miseria perché la pandemia aveva fatto sparire i clienti, avvertito da un parroco al quale si erano rivolte. Stavolta ci sono stati meno commenti scandalizzati. Magari la pandemia e il confinamento in casa avrà dato tempo a qualche benpensante in più di leggere il Vangelo.

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