Il 25 dicembre 2021 la cristianità festeggia il duemilaventunesimo compleanno di Gesù. La data fissata fin dai primi secoli dopo Cristo è probabilmente convenzionale, sebbene uno studioso israeliano, Shemaryahu Talmon,

Shemaryahu Talmon
Shemaryahu Talmon

ricostruendo il giorno in cui Zaccaria (padre di Giovanni Battista) prestò servizio al Tempio di Gerusalemme, l’abbia confermata.

Gesù infatti nacque quindici mesi dopo quel fatto (sei mesi dopo Giovanni, la cui nascita era stata annunciata a suo padre in quella occasione).

In ogni caso, l’opinione più diffusa tra gli storici è che la data fu fissata per sostituire la festa romana del “Natale Solis Invicti”. Comunque sia, in tutto il mondo cristiano, quell’evento, l’incarnazione del Verbo di Dio, è stato festeggiato come l’anno “0” della storia dei discendenti di Adamo. La ricorrenza di quel giorno è diventata l’occasione di feste e tradizioni tipiche delle diverse culture, usi e costumi. La nascita di Cristo Gesù ha rivoluzionato con il suo messaggio tutta questa parte di mondo. Persino le rivoluzioni dichiaratamente e ferocemente “deicide” come quella francese o quella comunista si sono potute teorizzare e realizzare sull’humus della predicazione cristiana di giustizia, di fraternità, di uguaglianza.

Fa impressione notare oggi, nel cosiddetto mondo sviluppato, la progressiva mercificazione commerciale delle festività natalizie: la propaganda e la pubblicità le hanno svuotate del loro profondo significato religioso. Aprendo il doodle del motore di ricerca Google compare l’anonima scritta “Festività stagionali 2021”. Il che fa ricordare le linee guida “inclusive” proposte a novembre 2021 dalla Commissione europea che chiedevano di togliere riferimenti a feste e a nomi cristiani. Il documento è stato ritirato non perché fosse incongruente, ma perché “i tempi non sono ancora maturi”. È solo uno dei tanti segnali di scristianizzazione che affliggono il “vecchio mondo”, come la campagna per togliere i crocifissi dalle pareti (in merito sarebbe utile andarsi a rileggere l’articolo scritto nell’aprile 1988, quando questa idea si fece strada per la prima  volta in una scuola,

Natalia Ginzburg
Natalia Ginzburg

da Natalia Ginzburg, ebrea atea, su L’, Unità, quotidiano del partito comunista, nel quale l’autrice rivendicava il valore assoluto di quel simbolo per credenti e non credenti) o i riferimenti religiosi dai canti o dai racconti per bambini, o addirittura lo “sbattezzo” delle persone.

È strano che poi, volutamente o inconsciamente queste azioni vengano attribuite a fanatici islamici, quando invece sono frutto di un disegno voluto dagli atei agnostici nostrani. I musulmani hanno un grande rispetto per la Maria Vergine madre del (per loro) profeta Gesù. In proposito, va ricordato che nel Corano c’è una sura (capitolo), la XIX, in cui si affermano sia quello che per noi è il dogma dell’Immacolata Concezione, sia il concepimento virginale di Maria.

Quando la Comunità europea bocciò il riferimento alle radici cristiane dell’Europa, non c’erano islamici ad interessarsi della questione.

È da mezzo secolo che i valori cristiani vengono progressivamente erosi: dal divorzio all’aborto, dalle unioni civili all’utero in affitto; è di poco tempo fa la bocciatura sul filo di lana, dopo essere stata già approvata alla Camera, della legge sull’omofobia, scritta in modo che se, per esempio, si sostenesse che la sodomia sia considerabile un peccato si rischiava qualche anno di carcere. Per non parlare del fatto che prevedeva l’insegnamento nelle scuole della teoria cosiddetta gender, cioè spiegare ai bambini che non è detto che siano maschi o femmine. Ma c’è già chi è pronto a riproporla. Intanto si è già aperta la strada per l’omicidio del consenziente, sotto le mentite spoglie di “eutanasia”

Nel capitolo II del Libro della Genesi al versetto 9 si legge che il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Ma dopo aver mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male l’uomo fu scacciato dal giardino Eden perché “egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita” (Gen 3. 22). Sembra quasi che ora l’uomo sia convinto di poter cogliere dell’albero della vita. Ma è l’albero che lo attende nella Gerusalemme celeste, come scrive san Giovanni nell’ultima pagina dell’Apocalisse.

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