Tra i tanti incontri associativi per lo scambio degli auguri per il Natale che si accavallano in questi giorni si è collocato anche quello di ieri, mercoledì 20 dicembre, nei locali della chiesa parrocchiale dei Santi Valentino e Ilario a Villanova di Viterbo della sezione viterbese dell’Unione cattolica della stampa Italiana (Ucsi), al quale ha partecipato anche Mario Mancini, presidente dell’Associazione intitolata al viterbese Beato Domenico Barberi, editrice di Sosta e Ripresa, e che dell’Ucsi di Viterbo è stato in passato presidente ed è tuttora membro, come altri soci dell’associazione Bàrberi.

A fare gli onori di casa è stato il parroco don Emanuele Germani, responsabile della stampa diocesana e membro anch’egli dell’Ucsi. Nell’introdurre l’incontro, don Emanuele ha sollecitato l’attenzione di tutti a non dimenticare che il senso autentico del Natale non è riservato ai cristiani, perché Gesù è venuto nel mondo per la salvezza di tutti. «Ovviamente noi ci riconosciamo nei valori che il cristianesimo porta con sé da duemila anni», ha detto tra l’altro. Tuttavia tutti – e con particolare impegno quanti riconoscono nella propria identità cattolica la cifra di senso del loro operare nell’informazione – sono chiamati vivere e testimoniare questi valori non solo personalmente, ma anche in una dimensione comunitaria aperta a quanti il Signore non conoscono ancora. Del resto si tratta da sempre del compito di evangelizzare, che non significa fare proselitismo, affidato da Cristo alla Chiesa. Un compito che in questo farsi della storia ha come strumenti importanti l’ecumenismo, cioè lo sforzo di ricondurre ad unità le varie confessioni cristiane, obiettivo di cui fu apostolo il Beato Bàrberi, e il dialogo interreligioso.
Vale ovunque e vale a Viterbo, dove c’è una significativa presenza di persone provenienti da diverse realtà culturali e religiose esposte al pericolo di non riconoscimento, di non rispetto e persino di ghettizzazione.

In questo senso, alla riflessione anche di quanti operano nell’informazione (imperativa per un giornale come questo che si definisce di ispirazione cattolica e che cerca di trasmettere il magistero laicale della sua fondatrice Tommasina Alfieri) offre un importante aiuto la lettera di Natale del vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, dalla quale emerge con chiarezza la necessità di contrastare e contribuire a invertire il progressivo precipitare della nostra società nello svuotamento del senso del ‘noi’, di disinteresse per gli altri.
Né a questo serve vivere il Natale, anche senza farsi coinvolgere nell’ormai dominante clima consumistico e in qualche modo paganeggiante, su spinte solo emozionali, senza un sentimento radicato bene nelle coscienze. Ai soci dell’Ucsi viterbese lo ha ricordato don Emanuele: «Emozione e sentimento sono due parole contrapposte perché emozione è qualcosa di passeggero, quando invece intervengono i sentimenti nasce qualcosa di profondo. Per noi, quindi, il Natale è una festa emozionale o sentimentale? I sentimenti sono radicati. L’augurio che vi faccio con tutto il cuore è che il Natale sia sentimentale e non solo emozionale».
Del resto, come ci dice il Vangelo di Giovanni, il Natale è la Parola di Dio che si fa carne. Ed è sempre il Vangelo ad ammonirci che la Parola di Dio cade in molte situazioni, ma che dà frutto solo sul terreno fertile (parabola del seminatore in Marco 4, 1-20, Luca 8, 4-15, Matteo 13, 1-23). E se non siamo ancora terreno fertile è il caso che impariamo a dissodarci dalle pietre e dalle spine che accompagnano ogni esperienza umana.
