I lettori di  Sosta e Ripresa vi trovano oggi due articoli, questo editoriale del direttore e uno dei contributi alla sezione  Indicazioni di senso ripreso da Famiglia Cristiana, a firma di Giulia Cerqueti.

Qui parliamo delle cosiddette agenzie di rating (cosiddette perché scrivendo di geopolitica con il termine agenzia si dovrebbe intendere qualcosa di pubblico e affidabile, non queste società private alla sequela, per non dire al soldo, della grande finanza speculativa).

L’articolo di Cerqueti parla del comportamento in questa pandemia del presidente del Brasile, Jair Bolsonaro –  cioè della massima autorità del maggior Paese latino americano dove la pandemia sta straziando soprattutto le fasce più deboli di una popolazione di ben oltre duecento milioni di persone – e documenta il giudizio che delle scelte presidenziali danno quanti li sono la Chiesa, non solo in senso di autorità e autorevolezza gerarchica, ma sopratto per il modo di vivere e testimoniare nelle periferie devastate del mondo.

Sembrerebbero due temi distinti, ma non lo sono. Alcuni leader politici, esattamente come le società di rating. sembrano ragionare solo in termini di utili, da una parte consenso, dall’altra denaro. Che il  denaro possa prendere il volto di ciò che il Vangelo chiama Mammona e definisce contro Dio non è una novità. Ma mai come negli ultimi decenni aveva imbandito un così gigantesco banchetto sulla carne dei poveri. E c’è chi gli fa da coltello e forchetta.

In questi giorni la stampa italiana ha ospitato la notizia e alcune considerazioni sul declassamento dell’Italia da parte di  Fitch, una delle tre maggiori società di rating., Nonostante la risposta, più che pacata, del ministro dell’economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, che ha ricordato la sostanziale solidità economica del Paese, è bastato questo a far fibrillare le aziende e le banche italiane.

Quella di Fitch è come dice qualcuno una normale valutazione tecnica? Neanche per sogno. Ci sono tempi e modi di intervinire che non sono automatici, ma rispondono appunto a scopi privati, se non altro perché Fitch, come pure la altre due maggiori società di questo tipo,  Moody’s e Standard and Poor’s sono proprio entità economico-finanziare private  «pesantemente segnate da un conflitto di interessi in quanto vantano partecipazioni azionarie importanti provenienti dalle più grandi banche e fondi di investimento e orporation internazionali», come ricorda  oggi Giulio Albanese in prima pagina su L’Osservatore Romano, il giornale del Papa, in un fondo dal significativo titolo “Se la speculazione attacca l’Africa”.. Perché l’attacco all’Italia è una quisquilia di fonte a quello che ha investito il continente più povero durante questa epidemia, con declassamenti mirati, se non altro appunto nella tempistica, di dieci  suoi Paesi, compresi i due dalle economie meno dissestate, cioè Sudafrica e Nigeria, oltre ad Angola, Botswana, Camerun, Capo Verde, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Mauritius e Zambia. Per questa speculazione destinata a favorire – come vedremo tra qualche mese se non ci saranno adeguate contromisure a livello mondiale – banche e fondi di investimento e corporation di cui sopra, la pandemia del Covid-19 è già da ora una ghiotta occasione.

E mentre fervono tanti contrasti in merito alla coesione europea in questa fase difficile, il suoi Paesi finanziaramente più in crisi, Italia compresa, possono tirare un sospiro di sollievo, se non altro perché stavolta l’Unione Europea sembra aver preso le misure di questa deriva forsennata di una globalizzazione senza diritti e senza doveri, nella quale nuota soddisfatta la speculazione, compresa quella delle società di rating, che continuano a godere di un credito ingiustificato. Se non altro perchè alla vigilia della crisi finanziaria del 2007-2008, che i popoli del mondo continuano a pagare pesantemente, davano la massima valutazione (la chiamano AAA) proprio a quelle società che il giorno dopo fecero il botto, trascinando nel baratro mezzo mondo. In merito, nell’articolo di Albanese è citato il dettagliatissimo rapporto  “The financial crisis inquiry report”, redatto nel 2011 da una commissione statunitense “bipartisan” (all’epoca era presidente era Barack Obama) che evidenzia le responsabilità determinanti di queste cosiddette agenzie.

Ma è servito a poco, dato che   Moody’s, Standard and Poor’s e Fitch non hanno bisogno di imparare dagli errori, dato che continueranno a non pagarli,  almeno finché non s’imporrà un modo di fare finanza e soprattutto economia diverso da quello che ha lasciato il pianeta impreparato di fronte a un virus certo più invasivo, ma anche molto meno mortale di altri.

Stavolta l’Ue sembra aver imparato la lezione, se non altro perchè dopo che  per decenni la Banca centrale europea ha usato quei rating «addirittura per definire l’affidabilità delle obbligazioni pubbliche dei Paesi membri (…) e  per decidere se accettare o meno tali titoli in garanzia per operazioni di credito e di finanziamento», come scrive Albanese, di fronte alla pandemia del Covid-19  ha deciso di abolire quella procedura «per evitare che si acuissero i processi di speculazione sui Paesi dell’Unione».

Ma per l’Africa è diverso. Tanto è, almeno finora, il continente che ha avuto meno morti per il Covid-19 e gliene possono comodamente far sopportare qualche altra decina, forse centinaia di milioni per fame. Così Mammona si nutre meglio.

Ciò detto, si parli di governi, non solo brasiliani, o di attori finanziari, non solo società di rating,  al direttore di Sosta e Ripresa non resta che concludere con la stessa citazione che Albanese fa di Papa Francesco: «Le questioni sociali ed economiche non possono essere estranee al messaggio del Vangelo».

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