In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!» (Vangelo secondo Marco 13,33-37).
Nell’immagine che il Signore Gesù descrive ai suoi discepoli, sembra distribuire diverse competenze ai suoi seguaci: ai servi e al portiere; parla ai discepoli, ma ci tiene a precisare che il discorso è per tutti. Ai primi, i servi, lascia il potere ed un compito. La Chiesa ci ha proposto questo brano nella prima domenica di Avvento, all’inizio di questo anno liturgico B. L’Avvento è il tempo di preparazione al Natale, cioè all’ingresso di Gesù nella storia dell’umanità. Ma questo passo del Vangelo ci conferma che il Natale è già, nella visione escatologica della fede cristiana, l’ingresso della nostra storia, qui e ora, del Regno di Dio. Questo lascia pensare che il potere di cui investe i suoi servi, ovvero, fuori di metafora, i suoi seguaci, sia di natura regale. Nel Battesimo i cristiani (alter Christus) sono effettivamente partecipi della regalità di Cristo (cfr: Lumen gentium 34-36.). Sono investiti dell’ufficio di “dilatare il suo regno …, il regno cioè della verità e della vita, il regno della santità e della grazia, il regno della giustizia, dell’amore e della pace; e in questo regno anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitù della corruzione …”.
Dal punto di vista del Creato si ricollega all’inizio del racconto della creazione: «riempite la terra; soggiogatela e dominate … su ogni essere vivente» (Gen. 1 28). Questo rapporto di signorìa sul Creato, sulla natura, sull’ambiente ecologico, Papa Francesco lo ha ben chiaro e lo ha esplicitato nella sua enciclica Laudato sì e nella sua esortazione apostolica Laudate Deum diretta a tutti gli uomini, ma particolarmente ai cristiani. Gli uomini hanno avuto dal Creatore la Terra e l’incarico di portare questo regno alla sua completezza: è il suo “potere”.
Poi a ciascuno, si potrebbe dire singolarmente, il padrone di casa ha attribuito il suo compito: si può vedere in questo il partecipare alla funzione sacerdotale di Cristo Gesù che il battezzato esprime al momento dell’offertorio portando all’altare le primizie del suo lavoro, materialmente o simbolicamente a secondo della sua attività. Quell’offerta, nelle mani del sacerdote ministeriale, viene innalzata come pane e vino “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” che diventano il Corpo ed il Sangue di Cristo che si offre nella Consacrazione. È questa la partecipazione del battezzato alla funzione sacerdotale di Cristo.
Ha ordinato al portiere di vegliare: non di sbarrare la porta, ma sembrerebbe dirgli di essere pronto a dare il segnale, più sentinella, avvistatore, scrutatore. L’accento non è tanto sul potere della Chiesa che ha le chiavi per aprire e chiudere. Nella logica del brano il portiere è più un profeta che un uomo di potere. Questo ricorda la funzione profetica di ogni battezzato che va esercitata finché Egli venga. Questo profeta dalla soglia avvisa, istruisce e esorta sia chi sta in casa sia quelli fuori: tutti attendono e si preparano. Vegliate!
Scriveva la Signorina Alfieri:
“… Giacchè queste parole valgono non solo per l’ultimo incontro, ma per ogni incontro con il Signore. Noi lo sappiamo: “Io sto alla porta e busso” (Ap 3, 20).
Nei momenti più impensati, nelle circostanze apparentemente più inadatte Egli si manifesta e bussa alla porta dell’anima perché si apra e si vada dietro di Lui per le vie misteriose della Grazia. Questo è nella storia dei Santi: questo farsi più vivo, più intenso, più bussante del suo “Apri, sono io, vieni”.
E tutti nella nostra storia, lo abbiamo avuto, tutti lo abbiamo… e non ce ne accorgiamo, peggio non vogliamo accorgercene. Perché quel bussare ci infastidisce, nella pigrizia e nella mediocrità nelle quali da un pezzo siamo chiusi, senza disturbo” (Uno sguardo che accarezza la memoria. Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed Amici della Familia Christi 2010 Viterbo pagg 396-397).
Vegliate!

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
