Ha rappresentato un passaggio importante per la vita e per le prospettive della diocesi di Viterbo l’Assemblea pastorale di venerdì 22 settembre 2023, convocata dal nuovo vescovo Orazio Francesco Piazza. La partecipazione è stata nutrita oltre le previsioni, al punto che il vicario diocesano don Luigi Fabbri, nell’introdurre i lavori, ha sottolineato come il grande afflusso di delegati da tutta la diocesi abbia reso necessario spostare la sede della riunione nella cattedrale. Si è trattato di un consesso prettamente organizzativo nel quale il vescovo ha illustrato il programma che intende realizzare e gli strumenti che ha predisposto. Prima della parte tecnica ha voluto rendere omaggio al suo predecessore, il vescovo emerito Lino Fumagalli, presente al posto d’onore, e ha poi sottolineato lo spirito profondamente evangelico che sta animando questa sua azione apostolica. Non ha mancato di citare san John H. Newman, il grande teologo del quale è ammiratore e seguace, e il viterbese beato Domenico Bàrberi che ebbe una così grande parte nella conversione dall’anglicanesimo al cattolicesimo di quello che sarebbe diventato il cardinale Newman.
Il vescovo ha dunque invitato a mettersi in cammino: la realtà dei nostri contesti chiama ad una rinnovata coscienza ecclesiale in ogni ruolo e compito (per il ministero ordinato, per la vita religiosa, per il laicato) e richiede alcune decisive e necessarie scelte:
Prendere l’iniziativa (decidersi ed essere convinti del cammino da fare senza la tentazione di infruttuose nostalgie – i contesti sono cambiati)
Coinvolgersi con un impegno qualificato e coinvolgere. l’impegno diviene la migliore testimonianza che può suscitare in altri il desiderio di collaborare (avvicinare, non allontanare o escludere)
Accompagnare e sostenersi reciprocamente, nella diversità di ruoli e responsabilità (amorevole pazienza)
Fruttificare (rilevare il positivo per renderlo efficace e non fermarsi solo sulle difficoltà – evidenti ma non decisive)
Festeggiare (condividere entusiasmo: senso dell’accoglienza, disponibilità, amicalità, frutto di vita in Cristo e non solo segni caratteriali).
Una Chiesa in cammino in questo tempo ha sempre il suo fondamento nella Parola e nell’Eucaristia
Una realtà ecclesiale che con cuore nuovo (radicato appunto nella Parola e nella Eucaristia) si incarna nel vissuto per trasformare l’ordinarietà della vita e generare uno stile sinceramente comunitario per superare egoismi e autoreferenzialità.
Spesso si nota che il negativo di molti contesti di vita ha trasformato le persone e le nostre comunità; più che portare il senso della vita e creare condizioni per affrontarla, le questioni del vivere e i modelli che si scelgono hanno inaridito la fede personale e sminuito il suo senso ecclesiale, condizione necessaria per continuare l’opera salvifica di Cristo.
Per essere Chiesa di Cristo:
Ritrovare la familiarità con la sua parola
riscoprire valore e centralità dell’Eucarestia: per suscitare – formare – promuovere la coscienza ecclesiale (la comunità si riunisce attorno all’altare che genera la Chiesa)
Chiesa testimone di comunione (forme di comunione e corresponsabilità)
Processi e dinamiche concrete per generare i necessari cambiamenti in un contesto profondamente cambiato.
Strutture adeguate alla missione
Tutti si devono Liberare dei difetti ecclesiali: guardare a Cristo e accogliere la sua Parola – misurare se stessi e le stesse strutture con Lui, nella trama ecclesiale e per una effettiva testimonianza nei contesti di vita, e confermare:
Fedeltà alla propria vocazione -stile di vita
Strutture mirate-adeguate allo scopo del cammino ecclesiale
Loro verifica e discernimento
Un punto da valutare insieme: rileggere nella fede (Parola ed Eucarestia) le tradizioni popolari che sono un terreno ancora fecondo, e promuovere una nuova consapevolezza del loro senso e valore per trasformare la vita.
Punti fermi per questo itinerario:
Ritorno all’essenziale dell’annuncio cristiano;
Cura della comunione ecclesiale e suo valore testimoniale;
Priorità della questione sociale e umana;
Testimonianza ecclesiale come “esercizio del vissuto cristiano”;
Responsabilità specifiche dei sacerdoti, dei laici e dei religiosi;
Rilevanza della formazione.
Radicamento nel territorio (effettiva presenza, condivisione e non isolamento)
Pastorale coinvolgente e attenta ai bisogni umani: unitarietà della comunità come soggetto pastorale – armonizzare le singole identità ecclesiali – azione che aiuta a far crescere il senso ecclesiale autentico della comunità, mentre opera
Pastorale convergente – relazione tra parrocchie (mutualità nel sostegno e nei servizi ecclesiali), foranie (funzione di discernimento e sintesi) e diocesi (Consiglio Pastorale Diocesano e servizi di Curia per valutare scelte e percorsi da condividere nella nostra Chiesa locale.
In questo dinamismo, le realtà locali – nelle loro articolazioni – offrono, con discernimento comunitario, le situazioni ordinarie su cui concentrare l’attenzione e l’impegno di tutti.
Monsignor Piazza ha poi presentato i direttori dei vari uffici della Curia che a turno hanno preso la parola per descrivere le mansioni dei rispettivi uffici.
Foto tratte dal web

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
