Volontari Caritas Diocesana Viterbo

Servire è un’arte

Sì, è un’arte e anche molto delicata, perché non richiede solo l’attenzione della mente, ma impegna anche il cuore, lo spirito, la sensibilità personale, le energie… E’ un’arte, perché nel servire l’altro occorre scegliere il momento più opportuno, le parole di carità da rivolgere e l’atteggiamento giusto da assumere nell’atto di servire. Il tutto vissuto con generosità e intima gioia e in piena libertà interiore.

Gesù si offre come modello inarrivabile per un autentico e umile servizio al prossimo. E lo dichiara apertamente: “Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e non per essere servito” (Mc 10,45); e l’apostolo Paolo aggiunge nella Lettera ai Filippesi: “Ha assunto la condizione di servo” (Fil 2,7). Egli si è dedicato a compiere eventi, azioni, gesti concreti con la totalità della sua persona: cuore, mente, spirito, sensibilità, fantasia, energie… Non ha riservato nulla per se, ma tutto ha messo a disposizione del bisognoso che ha incontrato nella sua missione terrena.

Gesù, dunque, è il modello, il soggetto e il destinatario del servizio all’altro. Egli vuole continuare a servire il fratello bisognoso ancora oggi, come egli stesso lascia intendere con il verbo al presente che usa nel discorso d’ addio ai Dodici nel Cenacolo: “Chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 26-27).

Non può non sorprenderci questo verbo al presente io sto. Si consideri che è l’ultima volta che egli nella missione terrena sta con i suoi, per cui ci saremmo aspettati che egli avesse detto: “Io sono stato in mezzo a voi…”. Pertanto, quell’ “io sto” ci mette sull’avviso che egli vuole continuare a servire tutti i bisognosi del mondo, di ogni generazione, attraverso uno stuolo immenso di generosi operai del Vangelo, di volontari della carità.

Ognuno di questi volontari prosegue e prolunga nel tempo il ministero di restaurazione e di salvezza dell’uomo, di tutto l’uomo: fisico e spirito. Ognuno, per così dire, presta le mani, i piedi, il cuore, la sensibilità, le energie al Cristo, perché lui, nel nostro tempo, continui ad amare, medicare, guarire, perdonare e salvare… Ogni volontario di carità vive una profonda comunione con lui da risultare un suo stretto collaboratore, un suo evidente “rappresentante” nel senso etimologicamente forte del termine latino: re-praesentare, cioè rendere realmente presente di nuovo, oggi, qui, per me, per te, per lui…, l’azione salvatrice del Cristo.

Gesù, infine, è anche il destinatario del servizio di carità in quanto egli stesso si fa ritrovare in ogni bisognoso, come dichiara nel Vangelo, rivelando la propria identità nel giudizio finale: “Ho avuto fame, ho avuto sete, ero forestiero, nudo, malato, carcerato…In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,35-36.40).

Servizio, vigili del fuoco, pH laura ciulli

Chi serve si dispone “in basso” per amore
Il servizio concreto all’altro è il volto visibile dell’amore, è l’affettuosa attenzione al Cristo che si nasconde negli ultimi, è l’affermazione del primato delle persone sulle opere, è la fattiva partecipazione alla costruzione di una comunità più umana e meno anonima, più solidaria e meno elitaria.

Così, lungo gli impervi sentieri della diaconìa, si realizza una comunità in comunione, una comunità operosa e matura, che mette amore nei programmi e nelle opere, senza mai scadere nella smania del fare o nella febbre dell’azione. Il suo costante metro di misura in ogni attività è l’amore. È in questo preciso humus che affonda le radici e assume valore anche il più piccolo gesto di servizio.

Servizio sacerdotale, Viterbo, pH laura ciulli

Il linguaggio neotestamentario della diaconìa, mette sull’avviso che colui che serve non sta “in alto” a signoreggiare e a gestire, bensì “in basso”, in umile dipendenza, faticando volentieri all’ombra. E giustamente, perché colui che serve per amore non vive per se stesso, ma per gli altri, come conferma Paolo nella sua volontaria schiavitù di amore: “Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti” (1Cor 9,19).

Colui che serve per amore dona tutto di se: ciò che è, ciò che ha e ciò che fa…E poiché il suo servizio è suscitato e gestito dall’amore, non mette limiti di alcun genere e non dice mai “basta, sono stanco!” La vita e le ore della sua giornata sono programmate da altri; il ritmo del suo vivere quotidiano viene imposto dal di fuori, perché il diacono non s’appartiene.

Il servizio reclama “il fare” concreto, pratico, operativo, dimostrato; comporta l’esperienza di rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani; sollecita il volontario della carità ad abbassarsi, a chinarsi spiritualmente e fisicamente davanti al bisognoso che attende un aiuto fattivo, tenendo presente il monito di Gesù: “Per voi non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve” (Lc 22,26).

Madonna Addolorata, pH laura ciulli

Maria è la prima a raccogliere questo messaggio della diaconia. Nel racconto dell’annunciazione, l’angelo la designa come “piena di grazia”, cioè come straordinaria privilegiata dell’amore di Dio, come favorita eccezionale della grazia; ebbene a questa dichiarazione fa riscontro l’umile sentire di Maria, la quale si definisce umile “serva”, ben disponibile per qualunque fatica e servizio. Infatti, si dispone subito a concretizzare quanto affermato, perché Luca aggiunge: “Maria si mise in viaggio, in tutta fretta, per le montagne, verso la città di Giuda…”. La chiamata di Dio spinge all’amore; la grazia fiorisce in servizio.

L’esperienza insegna che talvolta nella vita è sufficiente un gesto per diventare eroi; ed invece non basta un’esistenza per imparare a servire e ad essere “schiavi per amore”, perché implica il difficile esercizio dell’eroismo nascosto, umile, quotidiano, un esercizio senza notizia e senza storia, al riparo da facili gratificazioni e da immediati profitti.

Mensa Caritas, pH laura ciulli
Mensa Caritas

Ed è tutt’altro che agevole per chiunque impegnarsi nell’ombra, faticare nell’oscurità e scomparire per cedere il posto al Cristo il quale, ancora oggi, vuol seguitare ad agire, a servire e a salvare anime e corpi. La diaconìa caritativa non fa che prolungare la sua divina azione, rendendola visibile e percepibile nell’ “oggi” della storia.

 

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