Tra i molti argomenti trattati nell’incontro che il Vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza ha voluto con la stampa lunedì mattina, a poco più di ventiquattro ore dal suo ingresso in diocesi, ce ne sono due di particolare rilevanza che meritano una sottolineatura. Si tratta del ruolo attivo nella società con la prioritaria attenzione a chi è nel bisogno e della libertà di informazione nel rispetto della verità e insieme dell’attenzione alle ragioni degli altri. Li ha indicati il vescovo stesso presentandosi ai giornalisti o comunque operatori della comunicazione intervenuti, sottolineando come per affrontar questi argomenti, o meglio questi impegni, lo strumento essenziale sia il dialogo.

“Ho due obiettivi importanti in questo periodo – ha detto don Franco (che ha ammesso di gradire essere chiamato così) -. Il primo è la ricomposizione della trama sociale, perché siamo messi maluccio. Dopo il Covid i rapporti umani si sono inaspriti. Dobbiamo valutare prima le cose da fare e dialogare per avere vari punti di vista. In questo sguardo ampio si possono fare scelte che possono essere gradite e non gradite”. Ma giova in proposito sottolineare che il cristiano “è un cittadino e questa linfa vitale deve innestarsi nella società in cui i diritti della persona e la qualità della vita sociale sono punti fondamentali”. In merito, ha chiesto la collaborazione della stampa “… affinché come Chiesa possa fare il bene della collettività non solo ecclesiale, ma anche civile”. Per questo obiettivo il vescovo ha annunciato anche l’impegno ad avviare percorsi sulla formazione sociale. “La trama sociale – ha detto – si costruisce attraverso la messa a punti dei diritti e doveri della persona, bisogna ritrovare rispetto sociale. Non significa che le differenze scompaiono, ma l’amicizia sociale deve essere consolidata sul terreno dell’equità”. Il tutto nella volontà di “vedere quanto ci unisce piuttosto che ciò che ci divide”Orazio Francesco Piazza

Più tardi, in risposta a una domanda specifica, ha confermato che la stella polare in questa epoca resta la Dottrina sociale della Chiesa e ha assicurato il massimo impegno per sostenere le attività della Caritas e delle altre realtà di servizio diocesane.

L’altro obiettivo, o meglio in questo caso l’altra offerta e richiesta, “è stabilire con voi un’amicizia sincera, leale: ascolterò le vostre ragioni e voi ascolterete le mie. Potete per ogni evenienza interpellare il vescovo avendo un po’ di pazienza perché io sono un po’ iperattivo, ma il tempo lo troveremo”. Perché il nuovo vescovo di Viterbo sul ruolo della stampa ha idee chiare: “Innanzitutto penso che la libertà di stampa sia un fondamento primario, ma penso altrettanto che la finalità di questa libertà deve essere mirata sul bene comune, è una libertà a servizio”.

In estrema, ma non banale sintesi sono gli argomenti che interpellano oggi qualunque cattolico e qualunque giornalista e che dunque per un giornalista cattolico e per una testata come Sosta e Ripresa, che di ispirazione cattolica si definisce, dovrebbero costituire non solo un dovere, ma una forma mentis. E la direzione di questo giornale, edito a Viterbo, assicura al vescovo il proprio impegno in questo senso, in piena adesione agli insegnamenti della sua fondatrice, Tommasa Alfieri, figura luminosa di educatrice in tutti i campi che fanno la formazione di un laicato cattolico.

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