L’azione preziosa della Caritas nell’epidemia

 

“Dice lo stolto: Non esiste Dio” (Salmo 14:1 e  Salmo 53:1), in questo pan-demonio gli ingenui se lo chiedono, i maligni lo sussurrano. Altri, i “giusti”, gioiscono invocando il castigo divino sull’Umanità peccatrice, ignorando che: “il Signore dice: ho per voi progetti di pace e non di sventura”(Ger. 29,11) e ancora “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (Ez 34, 11).

Il Signore nella sofferenza è presente più che mai: in chi soffre (immagine del Figlio agonizzante) e in chi combatte contro il male. Non per niente vengono chiamati Angeli tutti quegli operatori sanitari, parasanitari e di pubblica utilità che si spendono eroicamente in prima linea per combattere l’epidemia. Non per niente l’etimologia della parola Angelo si rifà a un messaggero divino.

Ma ci sono ancora tanti altri che, in seconda linea, si spendono silenziosamente e gratuitamente per aiutare gli ultimi (gli scarti) ad affrontare questa emergenza che è anche sociale, economica, familiare. È il “terzo settore” tradizionalmente trascurato, recentemente addirittura criminalizzato, ma che si fa carico sul territorio di quell’assistenza diffusa che le istituzioni amministrative non riescono a garantire. La Caritas italiana, dai dati del secondo mese di emergenza ha rivelato che le persone che vengono ai centri di ascolto sono raddoppiate. Nello stesso tempo ai volontari ultrasessantacinquenni (i più a rischio) è stato obbligato di sospendere il loro servizio, mentre sono aumentati i volontari più giovani.

Dalla prima rilevazione nazionale: “Si conferma, come anticipato nei giorni scorsi, il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo di pre-emergenza. Cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Nel contempo, aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro.

Un dato confortante è il coinvolgimento della comunità e l’attivazione solidale che nel 76,2% delle Caritas monitorate ha riguardato enti pubblici, enti privati o terzo settore, parrocchie, gruppi di volontariato, singoli. Un fiorire di iniziative percepito anche a livello nazionale”

Da subito, cioè dai primi di marzo, la Caritas ha adottato, puntigliosamente, tutte le direttive sanitarie per impedire il contagio trai propri volontari e tra gli assistiti: sanificazioni, distanziamento, igiene, mascherine, guanti, ecc Particolarmente problematiche erano la distribuzione dei pasti diurni, l’accoglienza nel dormitorio notturno e l’ospitalità diurna (dove va durante il giorno un senza-casa?). I tavoli sono stati distanziati, i commensali ammessi nel refettorio a turno, previa misura della temperatura e disinfezione delle mani; per le camerate dei dormitori si sono trovate altre strutture per permettere ad ognuno la propria cameretta e dei locali più spaziosi per permettere un soggiorno diurno al chiuso ed a distanza di sicurezza.

Nonostante tutto la rivelazione nazionale riporta che: “Purtroppo 42 tra volontari e operatori sono risultati positivi al Covid19 in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi.” https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:dFP6WN6zQ7MJ:https://chiciseparera.chiesacattolica.it/covid-19-cambiano-i-bisogni-e-gli-interventi-caritas/+&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it

Come commentava la Signorina Alfieri: “la Carità non cerca le sue cose (1 Cor. 13,5): si può andare lontano su questa strada. La Carità è ardita e sospinge senza paura a passi generosi. La Carità cerca l’offerta. (Da Uno sguardo che accarezza la memoria. Tommasa  Alfieri, ed. Amici della Familia Christi. Viterbo 2010)

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