C‘è un  silenzio quasi irreale al Ceis San Crispino, mentre una donna, Claudia Maria Rosaria Colacione, in arte Claudia Koll, sta parlando con particolare dolcezza del suo rapporto con il Signore, del suo incontro con l’amore di Dio.

L’occasione è uno degli incontri legati alla 32ª Giornata mondiale contro la droga,nel centro diretto da don  Alberto Canuzzi. Né è solo la dolcezza della voce – che non stupirebbe in un’attrice, abituata a usare questo strumento –  a conquistare l’attenzione di coloro ai quali soprattutto si rivolge, i ragazzi ospitati dal Ceis che hanno attraversato l’inferno di scelte sbagliate che lasciano i segni, che fanno star male.

Monsignor Lino Fumagalli, don Alberto Canuzzi e Claudia Koll

Insieme con le loro famiglie hanno partecipato alla Messa presieduta dal vescovo di Viterbo, Lino Fumagalli, e ora ascoltano questa donna che non è una dei tanti “testimonial”, ma una testimone vera. Vai a…

Un incontro di letizia e pace. S. Messa al Ceis San Crispino

“Io non vengo a presentare me stessa, ma la speranza e l’opera che Dio ha operato in me”. Esordisce così questa donna dai modi gentili, con uno sguardo che trasmette serenità e pace a quanti ne incontrano gli  occhi, anche per pochi istanti.

“Gesù quando entra di noi, opera una trasformazione, la mia vita stessa è ora parlare di Dio, è un’esigenza del cuore raccontarlo”, dice questa donna, tanto diversa da quella  che lo “star sistem” ha presentato per tanti anni. La sua vita passata, il vuoto, il lusso, l’agiatezza, gli errori, si intrecciano con le esperienze dei ragazzi del Ceis. E loro la  sentono vicina, la sentono una di loro: c’è passata anche lei. Per questo la sua testimonianza tocca gli animi. Per questo il vento caldo che sfiora i presenti non porta solo con sé qualche applauso, ma asciuga qualche lacrima.

Non presenta opinioni, non difende tesi, racconta se stessa, un percorso in cui ha combattuto contro. 

Il suo è un percorso dove ha combattuto contro il maligno, dove il Signore ha curato le sue ferite: “Per risalire dagli abissi profondi, ho fermato la mia vita, dove spiritualmente stavo morendo, con la consapevolezza di peccare. Avevo scelto consapevolmente di fare a modo mio, nonostante venissi da una famiglia dove si pregava”. 

Una vita completamente trasformata, che riscopre le sue radici di bambina, magari ingenua,  che desidera morire, dopo aver visto il film sulla Madonna di Fatima, perché capisce quanto è bello l’Aldilà. Ma negli anni, affermata attrice di successo, con una vita agiata e nel lusso, tanto di permettersi di acquistare ad un’asta per telefono alcuni oggetti appartenuti a Marilyn Monroe, piano piano inizia a sentirsi vuota. 
“Da adulta non avevo più l’orizzonte del Paradiso – continua la signora Koll – né la speranza, vedevo solo il mio vuoto. Tante scelte sbagliate, dove mi sentivo come morta, con il deserto dentro”.

Una sera di Capodanno, sola e senza il suo compagno sposato con un’altra, riceve la telefonata di auguri da un estraneo che aveva sbagliato numero. Ma il bene si può fare anche involontariamente, e talvolta la Provvidenza sceglie strumenti un po’ strani. “Le cose non mi davano il senso della vita – confessa Claudia – non rispondevano alle mie esigenze d’amore”. Come l’attrice americana, desidera morire, ma come arrivare al Signore con questo desiderio di morte? In quel periodo interpreta la parte di un medico legale ed inizia a porsi l’interrogativo di cosa ci sia dopo la morte. Legge testi sulla reincarnazione per cercare risposte. È la sua coach americana, sensibile e profonda, il tramite. Le chiede di accompagnarla a visitare la Basilica di San Pietro. Varca la Porta Santa ed è lì che ricorda il film della Madonna di Fatima, è lì che sente l’esigenza di ritornare in Chiesa. 
Dio opera in modo silenzioso, quotidiano. “Quanta strada ho fatto per rinascere e da Lui è arrivata la salvezza”, sostiene l’attrice. 

 Il suo cuore è ancora pesante, ha difficoltà a lavorare, non riesce ad interpretare delle scene forti d’amore e sofferenza, è senza espressione. È ancora una volta la sua coach a scuoterla, rimproverandole che se non c’è verità nella sua vita, come può avere delle emozioni libere e forti. Claudia riflette, la coscienza si risveglia, e si chiede: “Perché mento, perché tradisco?. Il maligno mi ha tentato ed ho incontrato il Signore”. 

Molto forte l’incontro con “la voce”, come la definisce. È la foto di un’attrice famosa del passato morta, che le rivela come ha ucciso il figlio con una dovizia di particolari sconvolgente. Lei rabbrividisce e scappa. Si rende conto che non può obbedire alla voce del male che le dice di odiare la sua coch Paola, tanto che le risponde di getto: “Io sono fatta per amare”, e la voce si rivela. È la morte che vuole ucciderla, una forza estranea la tiene forte. Claudia Koll grida con tutta se stessa il Padre Nostro. Dio Padre libera dal male, perché noi siamo deboli e fragili, presuntuosi e ciechi. “Gesù mi ha risposto subito ed una grande pace mi ha avvolta. Sono riemersa, libera. Lo avevo ritrovato, non Lo  vedevo, ma mi sentivo guardata e gli ho chiesto perché mi hai liberato? Ma tu mi sei padre? Che padre sei, che non fai i conti con i miei peccati? Ti voglio conoscere, solo questo ho chiesto a Dio”.

Mostra un carisma che avvolge la folla, ma dà una sola indicazione, quella di vivere una vita sacramentale, magari partecipando alla Messa giornaliera che considera il “tesoro spirituale che ci libera dal maligno, l’Eucarestia dimora stabile nel mio cuore”.

La vita è una battaglia e bisogna crescere nel discernimento contro il male.

 “Il Signore mi ama, cammina con me, con la nostra debolezza. Ho dato un significato alla mia esistenza, mi sono confessata insieme ai malati di AIDS la prima volta dopo tanto tempo – prosegue – confessatevi spesso. 
Il Signore mi ha liberato dalle mie paure, ora vivo solo con l’essenziale. Non mi basta fare il possibile per le persone, chiedo al Signore la trasformazione in ognuno di loro, come ho fatto oggi per voi”.

Conclude la sua toccante testimonianza: “Santa la parola dove si dice che le forze degli inferi non prevarranno e la Chiesa ci protegge, ci aiuta, ma bisogna andare a bussare in Cielo”.

Dopo i presenti si sono avvicinati per salutarla, per abbracciarla, per scambiare con questa donna che ha permesso a Dio di trasformare la sua vita, alcune parole affidandole i loro pensieri, le loro preoccupazioni.

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