Sosta e Ripresa intende offrire ai suoi lettori, oltre al lavoro di chi scrive questo giornale, contributi di altri organi di stampa che si segnalano come particolarmente significativi in questo momento. Significativi perché modi di leggere gli avvenimenti alla luce del magistero ecclesiale o anche semplicemente, perchè indicazioni di senso sulle quali riflettere.
L’articolo che ospitiamo oggi è di Giulia Cananzi, pubblicato il 21 aprile su Il Messaggero di Sant’Antonio, lo storico mensile legato alla basilica pontificia del Santo a Padova, affidata ai frati francescani minori conventuali. Di questa testata Sosta e Ripresa ebbe modo di occuparsi lo scorso dicembre, quando sembrò farsi largo la strana idea che si possano fare i giornali senza giornalisti, cedendo a un tipo di “informazione” determinata solo dai costi e sottratta al suo significato ontologico. Un significato valido sempre e a maggior ragione per la stampa cattolica, che serve a far pensare davvero, non a far voltare la testa di fronte a un sempre più pervasivo degrado sociale e valoriale. Serve a testimoniare, a raccontare e a promuovere quel primato di attenzione fraterna agli ultimi, ai poveri, ai malati che impronta l’essere Chiesa. Serve a denunciare e a contrastare quella che Papa Francesco chiama cultura dello scarto.
Quel pericolo riguardo al più diffuso mensile cattolico del mondo sembra almeno per il momento rientrato. E proprio l’articolo che abbiamo scelto, firmato da una delle penne più sensibili e più professionalmente valide del giornalismo cattolico e della stampa italiana in genere, costituisce una prova del modo in cui l’informazione può e deve operare anche in periodi inusuali come questo, condizionato dalla pandemia. Perché c’è bisogno di chi sappia raccontare e dare senso a quella nostalgia di libertà che le parole di Giulia Cananzi ci spiegano e ci restituiscono.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
