Il Carmelo è un monte della Palestina che si spinge a picco sul mare. Nove secoli prima di Cristo il profeta Elia vi trovò un rifugio eremitico per sfuggire dalla persecuzione dei potenti. In quel luogo Elia profetizzò l’arrivo della pioggia che segnava la fine della tremenda siccità che aveva colpito il paese (Cf 1Re 18. 41). La Bibbia non lo dice, ma la tradizione popolare vuole che in quella stessa occasione gli apparisse anche la Vergine.
Con i primi cristiani, il monte Carmelo tornò ad ospitare saltuariamente altri eremiti, specialmente quando, nell’XI° secolo la Palestina fu conquistata dai cavalieri crociati. Riunitisi gli eremiti in un ordine di vita contemplativa, il 16 luglio 1251 la Vergine apparve a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’Ordine consegnandogli uno scapolare, divenuto il simbolo fondamentale della devozione carmelitana.
A Roma la tradizione vuole che nell’anno 1535, si rinvenisse, nei pressi della foce del Tevere, una statua di legno della Madonna del Carmelo (chiamata anche del Carmine) che venne trasportata a Ripa Grande diventando così la protettrice dei trasteverini: la Madonna de’ Noantri.

Ma non è solo una festa di quartiere, per famoso che sia, come Trastevere: il 16 luglio la Madonna del Carmelo è solennizzata dalla Chiesa e dall’Ordine Carmelitano ovunque. Sosta e Ripresa ha seguito la manifestazione di Viterbo. In questa città i carmelitani sono stati presenti per secoli, ma la chiesa di santa Teresa e l’annesso convento vennero confiscati nel 1870 con la legge delle guarentigie e divennero sede del tribunale. Invece la devozione carmelitana viene mantenuta viva dall’Arciconfraternita di San Giovanni Battista del Gonfalone Araldi della Madonna del Carmelo. Così anche quest’anno, il 16 luglio, la statua della Madonna del Carmelo è stata portata in processione per le vie della città dai confratelli, preceduta dal clero e dalle altre confraternite dei paesi vicini. La Giunta comunale, appena rieletta, era rappresentata dall’Assessore Ugo Poggi, mentre il drappello dei Carabinieri era guidato dal luogotenente Carmine (appunto) Varriale.

Don Luigi Fabbri, Vicario Generale, nel portare i saluti del Vescovo, impedito a camminare, ha ricordato la strage dei profeti idolatri compiuta da Elia sul Monte Carmelo (1Re 18, 40). Don Luigi ha esortato i fedeli a liberarsi dagli idoli del tempo moderno: “Gli idoli sono tutto ciò che toglie spazio a Dio e si nascondono nella nostra vita: l’assoluto di Dio contro ogni idolatria. L’idolo è la mondanità spirituale che svuota di senso il nostro cristianesimo”. “La Madonna è il nostro esempio perché ha messo sempre al primo posto Dio”
Così scriveva nel 1928 l’allora 18enne Tommasa Alfieri: ‘Dinanzi alla perfettissima obbedienza tua, Maria, hanno sorriso di gioia gli Angeli’.
Da “Uno sguardo che accarezza la memoria” pag. 477 Ed. Amici della Familia Christi. Viterbo 2010
Foto di Mariella Zadro

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
