Ennio Morricone è morto “all’alba del 6 luglio in Roma con il conforto della fede”.

L’annuncio della famiglia dei musicista, attraverso il legale e soprattutto l’amico Giorgio Assumma, colpisce dolorosamente  ogni persona alla quale per decenni ha donato musiche bellissime.

Morricone è morto in una clinica romana dove nei giorni scorsi era stato ricoverato per una frattura al femore. Assumma spiega che il maestro “ha conservato sino all’ultimo piena lucidità e grande dignità, ha salutato l’amata moglie Maria che lo ha accompagnato con dedizione in ogni istante della sua vita umana e professionale e gli è stata accanto fino all’estremo respiro,  ha ringraziato i figli e i nipoti per l’amore e la cura che gli hanno donato, ha dedicato un commosso ricordo al suo pubblico dal cui affettuoso sostegno ha sempre tratto la forza della propria creatività”.  I funerali si terranno in forma privata “nel rispetto del sentimento di umiltà che ha sempre ispirato gli atti della sua esistenza”.

Morricone era nato a Roma il 10 novembre del 1928.  Nonostante altri molteplici interessi, la musica diventò ben presto il segno caratterizzante della sua vita. Il padre era trombettista nell’orchesta dell’Opera di Roma e a tale attività durante la seconda guerra mondiale aveva affiancato esibizioni in locali. Ennio, non ancora o appena adolescente, incominciò ad affiancarlo come seconda tromba. Si iscrisse al conservatorio di Santa Cecilia dove studiò armonia complementare e composizione. A metà degli anni Cinquanta incominciò a comporre colonne sonore per il cinema, lavorando anche come arrangiatore di canzoni per una nota casa discografica. C’è il suo contributo in alcuni dei brani di musica leggera italiana più famosi, da “Pinne fucile ed occhiali” e “Guarda come dondolo” di Edoardo Vianello,  a “Sapore di sale” di Gino Paoli e “Se telefonando” di Mina.

Di lui, tuttavia, si ricordano  soprattutto le colonne sonore, a partire da quelle per i film di Sergio Leone, con il quale erano stati compagni di scuola alle elementari, dalla trilogia dei cosiddetti “spagetti western” – Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo – a C’era una volta il West,  Giù la testa e poi di C’era una volta in America, l’ultimo film del regista. Tra le altre musiche di film sono da ricordare almeno quelle  per I giorni del cielo di Terrence Malick, Mission di Roland Joffé The Untouchables (Gli intoccabili) di Brian De Palma, La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo e Nuovo Cinema Paradiso e Malena di Giuseppe Tornatore.

Il suo lavoro per il cinena gli valse due Oscar,  il primo alla carriera nel  2007 – che dedicò pubblicamente «a tutti quelli che lo hanno meritato e non lo hanno mai avuto» –  e nove anni dopo, quello  per la miglior colonna sonora per The Hateful Eight, di Quentin Tarantino.

In un’intervista di qualche anno fa disse che il vero potere della musica «… è  la sua natura evocativa, ma cosa evochi resta chiuso nel sentimento di ciascuno. Ma al tempo stesso è un potere che crea un legame collettivo, una comunità dell’ascolto. O, più paradossalmente, del silenzio».

Sosta e Ripresa si unisce, nella preghiera, al lutto dei familiari e al commosso ricordo dei milioni dei suoi ammiratori.

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