Il Messaggero di Sant’Antonio è uscito con il primo numero del 2019. Si tratta di una buona notizia, dopo la ripresa della trattativa fra la proprietà (i frati francescani minori conventuali di Padova)  e la redazione della rivista ai cui giornalisti, tutti, poco prima di Natale era stato comunicato il licenziamento.

Un’iniziativa, quella dei frati, a mio giudizio demenziale sul piano della qualità dell’informazione, oltre  che incompatibile con ogni principio di dottrina sociale della Chiesa. Cosa ne pensassi potete leggerlo nella sezione Editoriali del sito di Sosta e Ripresa, sotto il titolo “Se si cede a Mammona”.

Sono dunque lieto di vedere che c’è stato un ripensamento e che il 9 gennaio scorso è stato raggiunto un accordo tra le parti, che blocca i licenziamenti almeno per un anno.

Da parte loro, i giornalisti non hanno smesso di fornire il loro apporto prezioso.

Nell’invitare ogni mio lettore a leggere il nuovo numero del Messaggero di Sant’Antonio (su internet è gratis per un mese) ne offro qui un piccolissimo assaggio, citando una parte di un articolo di Giulia Cananzi, un’intervista a Suor Jeanne Pascale Guilavogui, una religiosa dalla Repubblica di Guinea, nell’Africa Occidentale, che fa parte delle Serve di Maria Vergine e Madre, una congregazione locale che ha come carisma la salvaguardia delle mamme in gravidanza e dei loro bambini. Suor Jeanne opera nella diocesi di N’Zérékoré, nel sud  Paese, dove la mortalità materno-infantile è altissima e gli orfani si contano a decine.  

L’articolo andrebbe riportato per intero, ma ai fini che dovrebbero più interessare noi italiani, ne cito solo la conclusione.

In Italia, scrive Giulia Cananzi,  c’è paura dei tanti immigrati che fuggono dalla povertà, dalle guerre e dalla fame. Butto là la domanda e lei non si sottrae: «Vicino alla missione c’è una grande montagna – inizia il racconto come fosse una fiaba africana –, da cui si ricava la bauxite, che serve per i telefonini. Ogni giorno tanti vagoni della nostra montagna viaggiano, attraverso l’unica via ferrata esistente, fino al mare e poi se ne vanno per il mondo. In questo spazio non c’è un solo posto di lavoro per chi vive qui. E io dico che è normale che la mia gente segua la sua montagna, perché Dio ha fatto la terra per tutti».

Foto tratta dal web

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