In questo scorcio di stagione Sosta e Ripresa ha dedicato diversi articoli a figure sacerdotali. Come mai dedica tanto spazio ai sacerdoti un giornale laicale, gestito interamente da laici, ispirato dagli insegnamenti della sua fondatrice, Tommasa Alfieri, un gigante del movimento laicale già decenni prima del Concilio ecumenico Vaticano II?
In queste ultime settimane lo ha fatto in alcuni casi per sollecitazioni della cronaca. Come per ogni giornale, infatti, anche per Sosta e Ripresa la cronaca orienta molte scelte editoriali. Ma quelle stesse scelte sottraggono questa testata a quel tipo di cronaca nutrita di scandalismi e troppo spesso di pregiudizi. La nostra è una cronaca talvolta tragica, come nel caso dell’uccisione di don Roberto Malgesini, il prete di Como che aveva dedicato la propria vita al servizio di coloro che la nostra società, per dirla con Papa Francesco, scarta e opprime. È talvolta una cronaca serena, come per avvenimenti legati alla memoria grata che Viterbo nutre per alcuni suoi pastori, dai vescovi Chiarinelli e Bernini, a don Armando Marini il fondatore della parrocchia periferica di Villanova.
Ma non c’è solo la cronaca. In Sosta e Ripresa l’attenzione al ministero ordinato non è episodica. Lo provano la rubrica dedicate a Papa Francesco, come quella incentrata sulla figura del beato Domenico della Madre di Dio (il viterbese Domenico Barberi). Lo provano significativi contributi di sacerdoti al giornale, come il cappuccino padre Ubaldo Terrinoni o nel passato collaboratori abituali del calibro del cardinale Pavan, di monsignor Stefano Virgulin, di monsignor Giacomo Loreti. Lo prova lo sforzo settimanale di offrire ai propri lettori qualche riflessione sulla domenicale liturgia della Parola, con don Emanuele Germani (il successore di don Marini a Villanova) finchè gli è stato possibile, poi con la riproposta di omelie di alcuni decenni fa del cardinale Lorenzo Antonetti. Lo prova infine l’attenzione costante alla guida pastorale e al servizio alla diocesi di Viterbo del vescovo Lino Fumagalli.
Già, perché? A parte lo spessore teologico, spirituale e pastorale dei sacerdoti citati bisogna considerare che il popolo di Dio, che è la Chiesa, ha bisogno di ministri santi e dedicati. A questo corrisponde, specularmente, la necessità che i sacerdoti siano dediti al popolo che la provvidenza ha loro assegnato, ricordandosi del mandato ricevuto, riassumibile nelle parole di nostro Signore: il pastore dà la vita per le sue pecore. Il ministro del Signore, come dice la etimologia della parola è servitore del popolo di Dio e non un “eletto” cui è dovuta una dignità e un privilegio fine a sè stesso. Scriveva il Servo di Dio Giuseppe Canovai (ancora un sacerdote) il primo assistente spirituale della Familia Christi fondata da Tommasa Alfieri: “Chiedo solo a Dio… che mi conceda di servire con assoluta dedizione, con vera fedeltà, la Chiesa santa che mi appare ogni giorno più degna di essere servita, con assoluto sacrificio, di tutto, così come il Signore mi ha dato grazia di fare, lasciando tutto ciò che amavo per servire il mio dovere: questo solo conta! ” (da Don Giuseppe Canovai nei suoi scritti. Ed Centena Roma 1964).
Sosta e Ripresa questo servizio di ricerca lo offre ai propri lettori, insieme allo sforzo, gratuito e talora pesante di quanti questo giornale realizzano. Perché di questo servizio abbiamo bisogno, anche per il nostro impegno laicale nello spirito degli insegnamenti di chi questo giornale ha fondato, quello spirito del quale sembriamo rimasti gli unici testimoni. Perché come già scritto su queste pagine, Sosta e Ripresa deve cercare anche di ridurre i danni, purtroppo gravi, provocati dall’azione di chi a suo tempo riuscì ad appropriarsi dell’eredità economica e legale di Tommasa Alfieri e, ma che poi operò in completa dissonanza dalla sua eredità spirituale in modo tanto evidente da provocare alla fine l’intervento della Santa Sede.
Non è certo la prima volta che nella Chiesa vengono pervertiti i doni del Signore. È accaduto con il carisma laicale della Familia Christi, violentato al punto da trasformarla in una sorta di setta clericale, in aperto dispregio non solo dell’eredità della fondatrice, ma dello stesso magistero ecclesiale, con una perversione evidente del ministero sacertotale conferito frettolosamente a persone che ne sono state infatti private.
Quanti realizzano Sosta e Ripresa realizzano sanno che purtroppo grano e zizzania sono destinati a crescere insieme. E accade, può accadere anche nel sacerdozio, così come accade nel laicato. Al magistero della Chiesa questa testata si è sempre rivolta con fiducia e obbedienza. Ma un laicato adulto e consapevole sa distinguere tra clero e clericalismo, sa avvalersi del servizio prezioso dell’uno e guardarsi dall’altro. E in questo giornale abbiamo la pretesa umile di considerarci adulti.
Foto tratta dal web

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
