La struttura letteraria
Il testo è diviso in tre parti ben individuabili:4,1-2:
Introduzione in cui sono presentati i protagonisti: Gesù, lo Sp. S. e il diavolo; e breve premessa alle tentazioni.
2. Le tre tentazioni
Ora Gesù pieno di Spirito Santo ritornò dal Giordano ed era condotto nello Spirito (én tò pnèumati) nel deserto quaranta giorni. Il deserto richiama l’esodo di Israele diretto verso la terra promessa. Anche Gesù (come Israele) vuole fare questa esperienza. “Gesù vive la sua realtà di figlio di Dio da uomo autentico, senza cercare di sfuggire alla condizione umana comune a tutti i figli di Adamo” (G. Rossé). “E’ stato provato (pepeirasmènon) in ogni cosa come noi, escluso il peccato” (Ebr 4,15).
Per 40 giorni fu tentato dal diavolo. Il numero 40 simboleggia una generazione. Quindi l’evangelista vuole presentarci non un periodo della vita di Gesù, ma tutta la sua esistenza. Le tentazioni non si esauriscono con questo evento. Tutta la missione del Cristo sarà percorsa dalle tentazioni che, di volta in volta vedranno protagonisti la folla, i capi, certi gruppi e, anche, i discepoli stessi. La fedeltà al progetto di Dio la pagherà a prezzo di incomprensioni, di lacerazioni e di solitudine.
Tentato (peirazòmenos): La tentazione è per lo più una induzione a compiere il male. Qui il diavolo si presenta come chi vuole aiutare, vuole collaborare, facilitando le scelte da fare, ma in realtà vuole suggerire a Gesù una deviazione che lo distolga dal compiere la Volontà del Padre. G. Rossé: “A guardare bene, apparentemente tra il diavolo e Gesù c’è un confronto senza lotta” (p. 144).
La prima Allora il diavolo gli disse: Chi è il diavolo? Mettiamolo a confronto con Dio! Chi è Dio? Dio è l’Amore che si mette volentieri a servizio dell’uomo. Il diavolo è il potere che divide le persone, che mette dissidio tra loro per poi renderle schiave.
Se tu sei Figlio di Dio. Il diavolo non mette in dubbio la figliolanza divina di Gesù. Sarebbe meglio tradurre: Dato che sei Figlio di Dio usa delle tue prerogative a tuo vantaggio. Gli suggerisce di servirsi delle capacità di Figlio di Dio per metterle al proprio servizio. Perciò gli suggerisce: Di’ che questa pietra diventi pane.
Così può diventare benefattore dell’umanità compiendo molti prodigi a favore degli uomini. Ma questa è anche la nostra tentazione, quella di pensare di risolvere tutti i problemi dando a tutti da mangiare; procurando il benessere e lavoro per tutti. E’ una buona cosa, ma non è la più importante. Scopriamo allora il valore dalla risposta di Gesù.
Sta scritto: non di solo pane vivrà l’uomo (Matteo aggiunge “ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”) (Dt 8,3). L’uomo ha bisogno soprattutto di Dio. Dio vale infinitamente più del pane. Gesù ci insegna a mettere Dio al primo posto. Il pane senza Dio non basta; il pane senza Dio è un inganno. Dio dunque al primo posto. Certo Gesù ha sfamato le folle, ma non è stata questa la sua missione. Egli ha scelto di donare e spiegare a loro Dio. Il pane non salva l’uomo dalla disperazione, dalla morte, dal male e dal dolore. Facciamo pure le collette per i poveri in questa santa Quaresima, ma doniamo soprattutto Dio (CCC, 27. 34).
La seconda: Il diavolo lo condusse in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri davanti a me, tutto sarà tuo”.
“Il diavolo scimmiotta le parole che Dio rivolge al re messianico: “Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra” (Sal 2,8). Più che sul possesso della terra, Luca porta l’attenzione sulla tentazione del potere politico” (145).
È bugiarda la dichiarazione del diavolo; è ingannevole!! Si attribuisce il potere del mondo che non ha. I pericoli del potere costituiscono un argomento molto ricorrente nella teologia lucana. Il potere non è il massimo dei traguardi dell’uomo; il potere può procurare più benessere, ma non più felicità. Il benessere non alza l’asticella della serenità, della pace interiore e della gioia dell’uomo; al contrario, l’abbassa pericolosamente, paurosamente. I media ci documentano che i suicidi dei giovani son in aumento. La storia insegna che il potere opprime e cosifica l’uomo (lo riduce a una “cosa”).

È appunto per questo che Gesù risponde al diavolo: Sta scritto: “Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai” (Dt 6,13). L’unico che può donarci la felicità e la libertà interiore è Dio. Solo Dio fa vivere e rende felice l’uomo. Noi faremo una buona Quaresima se riusciremo a liberarci dal desiderio di avere, di possedere… se metteremo Dio al di sopra di tutto e adoreremo lui, rifiutando di prostrarci al denaro, al piacere, al successo, al prestigio…Non sono le cose che fanno felice l’uomo; Dio solo dunque può rendere felice l’uomo. La Quaresima è il tempo in cui si voltano le spalle agli idoli e si elimina ogni alternativa al vero Dio.
La terza: Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti ecc.
È la più grave, la più aberrante perché sollecita a coinvolgere Dio, a esercitare un potere anche su Dio. Questa terza seduzione era più allettante e più affascinante perché una tradizione popolare molto diffusa riteneva che il Messia si sarebbe manifestato nella festa delle Capanne compiendo sotto gli occhi di tutti un miracolo prodigioso, spettacolare.
La replica di Gesù è ancora dal Dt 6,16: “E’ stato detto: “Non tenterai il Signore Dio tuo”. E’ la sottile tentazione di costruirci un dio secondo i nostri gusti, un dio manipolabile con una religione fai da te. E’ ricorrente la tentazione di voler influire su Dio, di ricercare un Dio che assecondi i nostri piccoli progetti.
Il Dio vero invece è libero, trascendente, misterioso, ineffabile. E’ un Dio che ci richiede di affidarci fiduciosamente all’assoluta, insondabile e imprevedibile Volontà di Dio. La Quaresima vissuta come Gesù e con Gesù sarà fruttuosa se sapremo affidarci a Dio e riconoscerlo come unico vero Dio.
La strada della fede passa attraverso i silenzi di Dio, il buio, il dubbio, le contraddizioni. La fede non si nutre di miracoli, ma di pazienza, di lunghe attese e di coraggioso abbandono in Dio.
3. Conclusione v. 13
NB
Le tre tentazioni non sono una creazione della Comunità postpasquale, ma hanno il Sitz im Leben in Gesù storico. Gesù le ha raccontate per sottolineare che egli è stato veramente uomo e che realmente ha vissuto la sua missione con tutte le difficoltà che ognuno di noi oggi vive.
Si noti come Gesù non dialoga con il diavolo, ma attinge dalla Bibbia le risposte da dare al nemico di tutti. Del resto anche la nostra quotidiana esperienza ci conferma che con il diavolo non si ragiona, non si dialoga, perché ne usciremmo sempre vinti in dialettica.
Foto tratte dal web

Licenza in Scienze Bibliche conseguita presso il Pontificio Istituto Biblico.
Dottorato in Teologia Dogmatica conseguito presso la Pontificia Università Gregoriana.
Docente presso l’Istituto di Scienze religiose di Viterbo.Docente presso il Centro Nazionale USMI.
Maestro degli studenti teologi cappuccini dell’Italia Centrale (1967-1976).
Superiore Provinciale dei Cappuccini della Provincia Romana (1982-1988).
Presidente dei Superiori Provinciali Cappuccini d’Italia (1982-1985).
Consultore teologo della Congregazione per le Cause dei Santi (1989- ).
Visitatore apostolico di un Istituto religioso per incarico della Congregazione dei religiosi.
Docente presso l’Istituto Teologico San Pietro dal 1997.
Autore notissimo, conduttore a Radio Maria, direttore spirituale e predicatore per numerosi istituti religiosi femminili.
