In questo tempo di pandemia l’attenzione della stampa e dell’opinione pubblica sembra concentrarsi su un solo virus, quello del Covid-19. Per certi versi potrebbe sembrare inevitabile, ma per fortuna ci sono persone e organizzazioni che continuano a occuparsi anche dei tanti “virus” che infettano la convivenza umana, da sempre e più ancora in quest’epoca in cui la convinzione del primato della persona umana sembra arretrare sotto l’attacco di pseudo valori di potenza o di interesse economico.
Come un millennio e più fa furono le prime università a rinnovare in Europa il senso della civiltà legata allo studio e alla ricerca di senso, oggi difronte al pericolo, tutt’altro che solo ipotetico, di un medioevo disumanizzante, ci sono università – e in esse persone – che ne hanno coscienza e che fanno la propria parte per evitarlo e per studiare e proporre soluzioni che lo scongiurino.
È il caso – del quale Sosta e Ripresa ha avuto notizia che volentieri contribuisce a diffondere – dell’Universities Network for Children in Armed Conflict, una sinergia tra Università di diversi Paesi pensata e organizzata quest’anno per iniziativa di alcune professioniste italiane guidate da Laura Guercio, avvocato e docente universitaria da tempo impegnata nel cruciale campo della tutela dei diritti umani. «Proteggere i minori in conflitto vuol dire costruire il loro e il nostro futuro. Anche queste violenze sono un ‘virus’ che dobbiamo sconfiggere – sostiene Laura Guercio -. Lavoriamo come un moltiplicatore di forze insieme a 45 università e istituti di ricerca italiani e stranieri e con il supporto del ministero italiano degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Attività di ricerca, settimane accademiche, conferenze, tavole rotonde, seminari di studio e approfondimento, sono le “armi” che utilizziamo per sensibilizzare le istituzioni e la società civile alla protezione di queste anime invisibili».
La prima uscita è stata questo sabato con una conferenza internazionale, in modalità virtuale, in collaborazione con l’Università irachena di Kufra, per lavorare appunto all’adozione di misure preventive appunto “il virus” della violenza che subiscono i bambini in situazioni di conflitto. Dall’analisi del caso-Iraq – un Paese in cui i minori sono stati le principali vittime di abusi e violenze sessuali, sono stati arruolati come bambini soldato, sono stati utilizzati come bombe umane dalle milizie del cosiddetto Stato islamico- è partito dunque un impegno a garantire loro i diritti a crescere in un ambiente protetto, all’istruzione e a una scuola sicura. Il diritto di vivere.
Ai lavori, moderati da Simona Lanzellotto, anch’ella giurista ed esponente dell’Universities Network, sono intervenuti il presidente dell’università di Kufa, Yasir Lafta Hassoun; la stessa Guercio, Ahmeda Al Fatlawi, sempre dell’Università di Kufa; Bakthiar Amin, già ministro ed esponente di Human Rights in Iraq; Fausto Pocar, a suo tempo giudice dei Tribunali penali internazionali dell’Aja per l’ex Jugoslavia e per il Rwanda; Khalid Khudair Dahham, dell’Alamein Institute; Roja Fazaeli, del Trinity College di Dublino; Jan Marie Fritz, delle Università di Cincinnati e di Johannesburg; Annamaria Rufino, dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Dragos Chilea, presidente dell’International Criminal Bar Association; Madalina Botina , della rumena Università “Ovidio” di Constanta; Maha Alsakban, esponente dell’Iraqi Network Group – WPS National Action Plan; Omar Mekky, consigliere legale e regionale del Comitato Internazionale della Croce Rossa; Noor Mousa, coordinatore per il patrocinio e le campagne di Save the Children in Iraq.
Alla conferenza hanno inviato messaggi di saluto e di sostegno l’ambasciatore italiano in Iraq, Bruno Antonio Pasquino, e l’ambasciatrice irachena in Italia, Safia Taleb Al-Suhail. La speranza è che questo si traduca in un rafforzamento di un’iniziativa che è portatrice di promesse importanti speranza e si presenta con livello da far ben sperare nella loro realizzazione in uno scopo tanto rilevante.
Foto tratta dal web

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
