Il Cristo Gesù è risorto; l’annuncio dell’evento che ha cambiato la storia di Israele e del mondo ha fatto fatica a diffondersi: ha viaggiato con i passi incerti delle donne al sepolcro; con la corsa precipitosa dei discepoli di Emmaus; con la sorpresa tra incredula e sbigottita degli Apostoli nel Cenacolo; frenata dall’incapacità dei Palazzi delle autorità; dai depistaggi e dalle fake news dei negazionisti di professione; confinata nel Cenacolo degli eletti, non ancora investiti dal fuoco dello Spirito. Ma avrà continuato a viaggiare di bocca in bocca, come sanno fare le donne rimaste fuori dalla stanza dove gli uomini non decidono. Con quale esultanza avranno accolto questi sussurri tutte le persone beneficate dal Galileo di Nazareth: i malati risanati, gli indemoniati liberati dalle catene diaboliche, gli affamati saziati di pane e gli affamati saziati di Verità, i poveri e gli afflitti arricchiti di speranza, gli smarriti illuminati dall’abbagliante realtà della fede.
In duemila anni la buona novella della resurrezione del Cristo Gesù non si è più fermata, col soffio dello Spirito si è diffusa sempre più velocemente, cambiando intrinsecamente l’uomo e la sua storia. I tanti Giuda che nel corso dei millenni hanno abusato dell’evento salvifico, mascherati da agnelli per affermare la propria deformazione del “mite ed umile di cuore”, non hanno impedito che quel messaggio impregnasse anche le dottrine più atee.
Le forze diaboliche (il diavolo c’è e si vede) sono sempre all’opera per combattere il fatto storico della Risurrezione e rinchiudere i credenti nei recinti dei cenacoli, ma oggi come allora il Risorto è fuori: è nei malati e nei sofferenti, è in quelli che cercano e in quelli che cadono, è nelle pie donne intrinsecamente madri della vita.
Nel lenzuolo funebre della Sindone sono impressi i segni di una atroce sofferenza e morte, ma anche i segni della nuova vita che si è sprigionata con una energia incontenibile in un intervallo di tempo inversamente proporzionale alla quantità di energia sprigionata. Quell’energia ancora oggi continua ad illuminare i fedeli nel Cristo Gesù.

Dagli scritti della Signorina:
Ma Egli è risorto e tutto si fa nuovo. Ed il passato si cancella ed il presente si arricchisce di una nuova esperienza di Amore divino, ed il futuro sarà Luce di Spirito Santo.
Che sia così la Pasqua per tutti noi. Un’alba di stupore perché Egli è risorto e noi pure risorgeremo, un incontro di misericordiosa amicizia del Maestro, un saperLo con noi, tra noi, nella Provvidenza di ogni giorno, nella fatica di ogni giorno, nella ricerca di ogni giorno…
Basta che il nostro sguardo di Fede sia vivo, che il nostro Amore scruti…ecco è il Signore…col fuoco acceso ed il pasto pronto…
Vogliamo star sempre con Te Signore, con il canto dell’Alleluja.
(“Uno sguardo che accarezza la memoria” di Tommasa Alfieri, 2010 Ed.: Amici della Familia Christi)
Nota della Direzione: la foto è della formella conclusiva della Via Crucis, realizzata in terracotta da Mario Vinci su indicazioni di Tommasa Alfieri, posta nel bosco dell’Eremo di Sant’Antonio alla Palanzana. È la quindicesima stazione, che si aggiunge alle quattordici tradizionali che abbiamo pubblicato il Venerdì Santo. È la stazione di oggi, la più importante, quella della Resurrezione. La stazione dalla quale parte il viaggio della Vita vera.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
