Morto a 48 anni il pianista e direttore d’orchestra – Viterbo aveva ospitato a Natale il suo ultimo concerto
«La musica è la nostra vera radice di europei ed è quella che fa eliminare ogni confine. L’Europa è un’orchestra a cui rivolgersi. La musica ci insegna la cosa più importante, ad ascoltare e ad ascoltarci. Un grande musicista non è che chi suona più forte, ma chi ascolta e da lì i problemi diventano opportunità».
Sono parole di Ezio Bosso, il pianista e direttore d’orchestra morto oggi, a 48 anni, dopo una lunga malattia neurovegetativa. Le disse due anni fa al Parlamento europeo di Strasburgo.
Era un grande musicista e a commuovere non era solo il vederlo in carrozzina arrivare davanti al pianoforte, fino a due o tre anni fa, quando la malattia gli aveva ormai tolto il controllo delle dita, o fino all’ultimo raggiungere il podio di direttore dell’editoriale l’Orchestra Filarmonica, da lui fondata.
Viterbo ha l’orgoglio di averlo ospitato, al Teatro dell’Unione, per il suo ultimo concerto, quello dello scorso Natale trasmesso da RAI3.
L’orchestra, integrata per l’occasione dai musicisti dell’Orchestra Filarmonica di Benevento e dal Coro Filarmonico Rossini di Pesaro, aveva eseguito brani di Cajkovskij e Mozart.
«Ascoltate a tutto volume il nostro concerto – disse in quell’occasione rivolgendosi al pubblico televisivo -. Dobbiamo disturbare i vicini e riempire l’Italia di questa musica meravigliosa. L’arte e la bellezza sono contagiose: così cambieremo il mondo».
In un momento che vede l’attenzione di tutti rivolta a un altro e ben diverso contagio, Sosta e Ripresa affianca al cordoglio la convinzione che questa trasmissione valoriale alla quale tanto Ezio Bosso ha contribuito gli renderà giustizia e tributo.
