Noi tutti abbiamo due vite: la seconda comincia quando ti accorgi che ce n’è una sola. Con questa citazione di Confucio don Elio Forti ha concluso la sua riflessione al termine dei Vespri solenni del Transito di santa Chiara celebrati nella Chiesa di Santa Giacinta Marescotti a Viterbo.

La Memoria, che si è intrecciata con quella di San Lorenzo, cui è intitolata la Cattedrale di Viterbo, è stata arricchita dalla comunità delle Clarisse di Farnese, che hanno organizzato vari momenti “forti” come l’ingresso processionale, l’accensione di una fiammella personale, la benedizione da parte della Madre Superiora col segno della croce sulla fronte, varie letture della vita della santa riguardanti la conversione, la vita quotidiana, il servizio della fraternità, la memoria del transito.

Memoria del transito di S Chiara a Viterbo

Don Elio, nella sua riflessione, è stato ispirato da questa atmosfera di fraternità, nella quale vede il carisma caratteristico della spiritualità delle comunità francescane rispetto sia ad altre religiose sia a quelle parrocchiali: cioè il passaggio da un concetto piramidale della comunità a uno orizzontale. Cioè dove i soggetti sono fratelli e non c’è un padre che li dirige, dove non c’è più il bisogno di primeggiare, per cui don Elio ha citato il detto “vita comunis, mea maxima penitenzia”. Comunque aveva esordito con il richiamo conciliare alla figura del “santo” che deve essere amico e modello da seguire.

Santa Chiara d'Assisi Viterbo

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