Si sono svolte il  5 agosto 2020, nella Basilica di Santa Maria della Quercia a Viterbo, le esequie e la tumulazione di mons. Lorenzo Chiarinelli, vescovo emerito di Viterbo: il senso del distacco umano dà una punta di amaro alla dolce fede nell’incontro luminoso col Padre.

Mons. Lorenzo conobbe l’eremo Sant’Antonio alla Palanzana, invitato dalla professoressa Tommasa Alfieri, nel giugno del 1989 per un convegno sulla Dottrina sociale della Chiesa.

Era il “giovane” vescovo di Sora, noto come il “Ratzinger della Ciociaria” e all’Eremo, accolto dal vescovo Tagliaferri, incontrò tra gli altri relatori il prof.  Vincenzo Cappelletti e il card. Pietro Pavan.

Fu il suo primo incontro con una piccola cerchia di viterbesi, che rimase sorpresa ed ammirata dalla vastità e profondità del suo bagaglio teologico e culturale. Ammirazione ricambiata da mons. Lorenzo verso la “Signorina Masa” e l’accoglienza spirituale e materiale dell’Eremo. Tanto che, nominato vescovo di Viterbo, fu sua iniziativa coinvolgere l’Eremo nel suo lavoro pastorale. Ma la Signorina Alfieri era giunta ormai al termine del suo percorso terreno e mons. Chiarinelli consigliò e sostenne la potenzialità del l’eremo, come centro di spiritualità, favorendo ritiri spirituali, incontri diocesani e pontifici, nonché di altre culture, come la Buddista o altre religioni, come l’incontro con lo sheik Abd al-Wahid Pallavicini. Non per nulla, fino alla sua uscita dalla diocesi, non c’è stata condanna giudiziaria per la conduzione dell’Eremo.

 

Proprio l’onestà intellettuale, la fatica del pensare, l’amore alla sapienza e la sapienza dell’Amore sono stati, nelle parole dell’omelia funebre del vescovo  Lino Fumagalli, il filo conduttore dell’attività pastorale del vescovo Lorenzo. Monsignor Fumagalli si è commosso nel leggere le parole pronunciate 10 anni fa, nella stessa Basilica di S Maria della Quercia, dal vescovo Lorenzo nell’accomiatarsi, per raggiunti limiti di età, dalla diocesi di Viterbo: “ Saluto di chi parte ….  ho amato questa chiesa e ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini in questo cammino…”.

Ed è proprio da questo impegno culturale che fondò a Viterbo “Lo Studiolo” con questo incipit: “A nessuno sfugge che i complessi e molteplici aspetti della società contemporanea incrociano tutti il nodo culturale che li riassume e, in forme diverse, ne diventa campo di interpretazione. C’è dunque bisogno di un rinnovato e qualificato impegno culturale. Esso tocca l’esperienza civile e l’esperienza ecclesiale. L’Enciclica del S. Padre Giovanni Paolo II Fides et ratio (14 ottobre 1998) e l’0rizzonte del “Progetto culturale” della Conferenza Episcopale Italiana ne sono testimonianza e proposta. La frantumazione ed il basso profilo del pensare, ai diversi livelli, dentro il contesto sociale ne indica l’urgenza e ne è sollecitazione”.

 

 

Al rito funebre, a fianco del celebrante Mons. Lino Fumagalli, hanno partecipato:  Mons. Fabio Fabene (Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi); Mons. Domenico Pompili (vescovo di Rieti);  Mons. Marcello Semeraro (vescovo di Albano);  Mons. Luigi Marrucci (vescovo emerito di Civitavecchia-Tarquinia); Mons. Gianfranco Girotti (Reggente emerito della Penitenzieria Apostolica); Dom Loreto Camilli (Abate di Casamari).

 

Hanno presenziato il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, il sindaco di Concerviano (RI) Pierluigi Buzzi, la sindaca di Canino (VT) Lina Novelli.

Al termine della liturgia è stato letto il messaggio del Papa a firma del Segretario di Stato Card. Pietro Parolin.

Galleria fotografica a cura di Mariella Zadro 

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