Lo chiamavano socialista di Dio. Negli anni del suo impegno giornalistico e più in generale di protagonista, testimone e narratore di una costante ricerca di senso agli avvenimenti sociali, questa definizione di Sergio Zavoli era per alcuni, forse per molti, un paradosso, per altri, come chi scrive, una fotografia e insieme una speranza.
Il lettore di Sosta e Ripresa non troverà in queste righe un elenco delle molteplici realizzazioni professionali di Zavoli, della quali sono giustamente piene tutte le testate giornalistiche in queste ore. Queste righe sono solo un omaggio personale, un contributo certo piccolo, ma che si sforza di essere sereno in un momento doloroso anche sul piano personale di chi questa piccola testata dirige.
Ero un ragazzo quando me lo fece conoscere il mio primo direttore, quel Franco Gerardi che per un quindicennio portò un giornale di partito, l’Avanti, a livelli di tiratura che ne fecero una testa di generale informazione e di opinione acuta e profonda come poche.
Quello stesso giorno, in un incontro a Rimini, che di Zavoli fu la patria d’elezione e dove ha voluto il suo ultimo riposo, di giornalista anch’egli socialista di Dio ce ne era anche un altro, quel Walter Tobagi caduto sotto il piombo dei terroristi in quella stagione che Zavoli avrebbe indagato e raccontato meglio di chiunque nella sua inchiesta forse più famosa, quella su “La notte della Reubblica”.
Fu la prima volta che gli sentii esprimere quel modo profondo di spiegare quella definizione, cioè che nella verità della storia, che un giornalista deve comunque indagare senza certezze predeterminate, c’è un fatto non contestabile, un vincolo che non si può sciogliere, né eludere e neppure limitarsi a tagliare come un nodo gordiano, cioè l’incontro, la sintesi tra Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo.
Ci sono tanti modi per definirsi cristiani, da quello storico e sociologico di Croce, sul perché non possiamo dirci tali, a quello poetico di Mario Luzi, cioè il rapporto tra Creatore e creature – tutte, non solo gli uomini – che Sergio Zavoli citava ben prima che la questione ambientale s’imponesse con l’evidenza di oggi, parlando della necessità di stilare un universale trattato di pace con il pianeta.
Ci anche tanti modi di essere, di definirsi socialista, anche se il termine almeno in Italia una trentina d’anni fa diventò una specie d’insulto.
Zavoli non si riconobbe mai nel concetto marxista di socialismo scientifico. Per lui non fu mai contrapposizione di classi o di interessi. Era l’idea di una condivisione fraterna del necessario, di sviluppo economico non scindibile dal progresso sociale, non la ricerca di una presunta riccchezza da accrescere a qualunque costo e da accumulare, ma l’evangelica ricchezza del “centuplo quaggiù”. E per un socialista di Dio quella promessa terrena non era separalibe da quella dell’eternità.
Ora nell’eternità è entrato. E al ragazzo ormai invecchiato, che oggi questa piccola testata dirige, piace pensare che che ad accoglierlo sulla soglia della casa del Padre siano accorsi Walter Tobagi e con lui le centinaia e centinaia di persone delle quali Sergio Zavoli ha sofferto il dolore, ha condiviso la speranza, ha raccontato la verità.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.

