Ci sono insieme, in questo tempo riconsegnato alla guerra in tante parti del mondo e anche in Europa, la carezza di parole di pace che ci sostengono in un’ostinata speranza e l’amarezza di commenti improntati da spirito di contrapposizione, di scontro, di guerra che a quelle parole si contrappongono. Una contrapposizione questa comunque evidente, sia se affermata con il ricorso – spesso convinto e all’apparenza convincente – alla rivendicazione di principi di per sé indiscutibili quali il diritto alla difesa dall’aggressore o la salvaguardia della democrazia, sia quando si veste dell’arroganza di chi consegna il suo pensiero alla logica delle armi, del conflitto, di chi affibbia patenti di giustizia o di ingiustizia, di chi divide il mondo, l’unico mondo che abbiamo, in amici e nemici.
È accaduto anche in queste ore, accade tra cristiani in questo tempo di Pasqua che ci richiama alla comprensione e alla gioia della Resurrezione di Cristo, pegno e apripista della nostra, dono infinito alla nostra condizione di figli di Dio, redenti dal peccato, consegnati alla vita.
Forse allora la cosa migliore è cercare di non consegnarci a quei commenti, di non lasciarci irretire dallo spirito del male, purtroppo sapiente nel rivestire di presunta logica la contrapposizione, lo scontro, la morte da dare e da ricevere, il fratricidio. Sì, il fratricidio, il marchio di Caino.
Ci aiutano a farlo quelle parole di pace, la loro carezza, la loro speranza. Tra queste trovano un senso e un peso quelle inviate da Papa Francesco ai patriarchi delle Chiese orientali, ortodosse, ma anche cattoliche di rito greco, che hanno celebrato la Pasqua una settimana dopo quelle di rito latini, secondo il calendario giuliano. Una lettera inviata, tra gli altri, al patriarca ortodosso di Mosca, Kirill, che ne ha fatto pubblicare il testo sul sito del patriarcato. «Nella sua bontà – scrive Francesco – il Signore ci ha nuovamente concesso di celebrare la Pasqua. In questi giorni, quando sentiamo tutto il peso della sofferenza dei membri della nostra famiglia umana, schiacciati dalla violenza, dalla guerra e dalle numerose manifestazioni di ingiustizia, ammiriamo nuovamente con cuore grato che il Signore abbia preso su di Sé tutto il male e tutto il dolore del nostro mondo. Lo ha fatto per sempre e ovunque nell’universo con la potenza della sua Croce, affidandosi filiale nelle mani del Padre (cfr Lc 23,46)».
«La morte di Cristo – ricorda il Papa- è stata l’inizio di una nuova vita e di liberazione dai vincoli del peccato e un’occasione per la nostra gioia pasquale, aprendo a tutti la via dall’ombra delle tenebre alla luce del regno di Dio». Di qui l’invito a pregare gli uni per gli altri «per portare una testimonianza credibile del messaggio evangelico di Cristo risorto e della Chiesa come sacramento universale di salvezza», affinché «tutti entrino nel regno della giustizia, della pace e della gioia nello Spirito Santo».
E ancora: «Caro fratello! Possa lo Spirito Santo trasformare i nostri cuori e renderci veri operatori di pace, specialmente per l’Ucraina dilaniata dalla guerra, affinché il grande passaggio pasquale dalla morte alla nuova vita in Cristo diventi una realtà per il popolo ucraino, desideroso di una nuova alba che porrà fine all’oscurità della guerra».
Caro fratello! Forse basterebbe pensare, assaporare, fare nostre con convinzione queste due parole, per cancellarci dal cuore quell’amarezza, per sostenere quella ostinata speranza.
Foto tratta dal web

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
