Il Beato Domenico Barberi, sacerdote Passionista col nome religioso di Domenico della Madre di Dio, ancora affascina i devoti cattolici delle Midlands inglesi dove consumò la sua vita missionaria alla metà del 1800.

Così il 27 febbraio scorso, due sacerdoti inglesi della Arcidiocesi di Birmingham (la seconda città inglese dopo Londra) sono venuti in pellegrinaggio ai luoghi dell’infanzia di “Meco della Palanzana”.

Sono il Parroco P. Kevin Hooper ed il suo vice P. David Bazen che hanno voluto celebrare la S Messa nella cappellina del Casale Molaioni, a Belcolle, dove, da bambino, Domenico, già orfano, pascolava le greggi.
Padre David, nella sua Omelia, ha dichiarato la sua emozione di trovarsi proprio nei luoghi da dove il suo “eroe” ha preso le mosse per farsi religioso, letterato, filosofo, missionario fino ad affrontare l’ ambiente inglese ostile (all’epoca) al Cattolicesimo. Lo stesso P David, già Pastore Anglicano, ha fatto il travagliato passaggio alla Chiesa Cattolica (Roman Catholic Church) come già tanti anni fa il Pastore J.H. Newman (divenuto poi Cardinale) che volle fare la sua Abiura nelle mani del missionario viterbese. Newman verrà quest’anno proclamato Santo da Papa Francesco, raggiungendo il suo venerato padre spirituale agli onori degli altari. Fra gli altri illustri proseliti del Beato Domenico, oltre i Professori del Movimento di Oxford, spicca la figura del P Ignatius Spencer, zio di Sir Winston Spencer Churchill, e antenato della Principessa Diana Spencer. Più recentemente anche il Vescovo di LeedsMons. Marcus Nigel Stock ha ricordato di essere passato dall’anglicanesimo al cattolicesimo seguendo le tracce del Beato Domenico: ancora maturano i frutti del seme gettato nell’ ottocento dal Beato Domenico
Padre David ha ricordato l’eroico ministero del Beato Domenico tra i minatori immigrati ed i professori universitari fino alla consumazione della propria vita in un incessante apostolato attraverso l’Inghilterra occidentale. Le sue spoglie mortali sono venerate nel Santuario a lui dedicato a Sutton, vicino Liverpool, dove ogni anno si reca in pellegrinaggio un gruppetto di fedeli viterbesi.
Gli ospiti inglesi sono stati poi accompagnati alla visita della città ed è stata rinsaldata l’amicizia soprannaturale che lega Viterbo a quelle regioni e che tanti pellegrini ha portato, anche in anni recenti, nella terra natale di “Meco della Palanzana”. Ancora ricordiamo il pellegrinaggio dell’Arcivescovo di Birmingham, Mons Bernard Longley, con 50 suoi Diaconi, nel 2014.
Foto a cura di Mariella Zadro

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.


