Una rilettura durante la pandemia

Sull’ultimo editoriale di Sosta e Ripresa (Immigrati nella discrininazione, 8 maggio) ho scritto delle ipocrisie sugli stranieri irregolari presenti in Italia, che stanno  accompagnando la stesura del nuovo decreto sulle misure di rilancio dell’Italia, dopo gli sconquassi provocati dalla pandemia del Covid-19.

L’ho fatto non dico con la capacità, ma almeno con la schiena dritta che deve avere il direttore di un giornale, sia pure di una piccola testata come questa, soprattutto se quel giornale si dice di ispirazione cattolica.

Ma un giornale e il suo direttore hanno l’obbligo non solo di prendere posizione su una questione  epocale come il fenomeno migratorio e di denunciarne le risposte, appunto ipocrite se non peggio, che danno i responsabili politici,  ma anche di fissare lo sguardo sui volti di chi lo vive, di aprire le orecchie all’ascolto delle loro esperienze, di raccontare, quanto possibile, le loro storie.

Però Sosta e Ripresa è una realtà priva di mezzi materiali e certo non può permettersi inchieste degne di questo nome.  E di sicuro il suo direttore   non permette quel “copia e incolla” da internet superficiale, e persino fuorviante, che riempie tante pseudotestate sfornate sul web da tanti che s’improvvisano giornalisti,  senza sapere neppure lontanamente cosa siano  la preparazione e la deontologia che del giornalismo, quello vero, sono l’essenza.

E ce ne sono dovunque. Se non segue qualche nome a titolo di esempio è solo perché Sosta e Ripresa, non può permettersi quell’assistenza legale usuale per una grande testata e, purtroppo, i tribunali sono intasati da denunce per presunte ingiurie da parte di chi, quella robaccia, scrive o ricicla.

Perché, purtroppo, non c’è nessuno che rivendica urlando la propria integrità c,ome coloro che non hanno e magari non sanno proprio cosa sia. E lo fanno con ponderose richieste monetarie a titolo  di risarcimento per il loro presunto danno morale subito. Poi le cause contro i giornalisti seri le perdono regolarmente, ma intanto questi ultimi (e i loro direttori) a processo devono andare e se l’assistenza legale non la paga l’editore di solito non possono permettersela.

Perché questa lunga premessa? Perché  Sosta e Ripresa qualcosa per rispondere a quell’esigenza di documentare i propri lettori deve fare comunque, sempre a giudizio del suo direttore.

E allora, per non “riciclare” le tante inchieste che ho fatto negli anni e per non “saccheggiare” più di tanto il lavoro di colleghi di altre testate che potete leggere nella sezione Itinerari di senso, mi è venuto in mente di consigliare un modo per capire, cioè ricorrere alla forma forse più significativa, di comunicazione del sentire più intimo, sempre individuale, ma capace di farsi patrimonio comune, cioè la poesia, anche se per farlo, ho dovuto far ricorso a un libro che non è proprio una notizia fresca perché è di quattro anni fa.

Si tratta  di “Migrazioni/Migrations”,  la raccolta curata appunto nel 2016 dal premio Nobel per la Letteratura 1986 Wole Soyinka, il poeta, drammaturgo e scrittore nigeriano che il tenere la schiena dritta  pagò a suo tempo persino con la galera. Sono poesie,  oltre a una dello stesso Soyinka, di sedici nigeriani come lui e di sedici italiani (sedici è il  numero cosmico per gli yoruba, l’etnia di Soyinka).

Lo pubblicò in italiano, a cura di  Alessandra Di Maio, con una prefazione a più voci e una postfazione della stessa Di Maio e di Andrea Riccardi, la casa Editrice 66thand2nd (il nome fa riferimento a New York, per precisione all’incrocio a Manhattan tra la 66ª strada e la 2ª Avenue, dove nacque un progetto sui fermenti della narrativa angloamericana, ma anche aperto alle letterature di altri Paesi, Italia compresa).

Si trova  in molte librerie e si può anche acquistare su internet. Costa meno di un chilo di filetto di manzo dal macellaio e qualche volta, di un buon arrosto, si può fare a meno.

Fare una recensione di un libro uscito quattro anni fa non mi sembra il caso. Ma voglio fare quello che non farei per un’inchiesta e riproporre un mio breve pezzo sull’argomento, che titolai come questo di oggi:  Poesia dolente africana.  Lo trovate nella sezione cultura del giornale.

Foto ©Gianluca Belei

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