Tra le molte iniziative, anche a Viterbo e nella Tuscia, per questo 700° anniversario della morte di Dante Alighieri, potrebbe esserne iscritta una senza intenzioni celebrative, senza proiezione comunicativa, senza obiettivi di partecipazione pubblica, senza pretese culturali. In apparenza persino senza un collegamento con le celebrazioni dantesche. Si tratta dell’annuale ritiro di preghiera dell’Associazione Amici del Beato Domenico della Madre di Dio – il viterbese Domenico Barberi, meglio conosciuto come Meco della Palanzana, che fu figura luminosa dell’ecumenismo. Il ritiro si è tenuto dall’1 al 3 ottobre presso il convento dei Passionisti a Cura di Vetralla, con una scelta non casuale che si rinnova ogni anno.

Nel convento, infatti, l’associazione affonda le sue radici spirituali: qui Meco approfondì i suoi studi e la sua vocazione e ricevette la sua chiamata soprannaturale alla missione tra quanti chiamava fratelli separati, più specificatamente tra gli inglesi anglicani.
Dante, dunque.

Perché nella traccia di riflessione e di meditazione proposta da don Gianni Carparelli, che ha guidato il ritiro, organizzato da Mario Mancini, che del nostro giornale è editore e insieme direttore editoriale e che della detta associazione è presidente, ha avuto parte rilevante proprio la poesia di Dante, il suo mistico pellegrinaggio ultraterreno dalla “selva oscura” dei desideri distorti e dell’offuscamento dell’anima alla visione inenarrabile di Dio.

Pregare con Dante non è cosa inusuale: un brano della Divina commedia, la preghiera di san Bernardo a Maria del XXXIII canto del Paradiso, è persino recepita tra quelle della liturgia delle ore. Meno usuale forse è scegliere Dante come strumento privilegiato per un ritiro. Tuttavia, non si è trattato di una scelta azzardata, né riconducibile solo all’interesse, speriamo non effimero, per una delle massime opere della letteratura mondiale che questo anniversario ha rinnovato.
Sappiamo tutti che Dante non è di facile lettura, non solo per i mutamenti linguistici avvenuti in sette secoli tra il cosiddetto volgare trecentesco e l’italiano moderno. Ma il ritiro di un’associazione, per piccola che sia, è un momento comunitario. E per essere comunità, per essere Chiesa, occorre interiorizzare il passaggio di senso dall’io al noi. Pregare con Dante aiuta anche in questo. Certo la teologia e lo stesso magistero della Chiesa non sono oggi inchiodati a quelli della tomistica medioevale in cui si iscrive totalmente la poesia dantesca. Ma pure l’alta fantasia di quello che può considerarsi il massimo poeta cristiano di sempre, un aiuto in questo senso lo offre.

Se l’Inferno di Dante può sembrare a molti la cantica più riuscita del poema è soprattutto per la sua descrizione delle passioni umane, per il titanismo dei suoi personaggi, per la loro vicinanza a molte delle esperienze che ciascuno di noi, che più chi meno, può riconoscere come proprie. Almeno all’apparenza immediata questo si stempera nel Purgatorio e quasi scompare nel Paradiso. Ma aldilà delle “teologia in versi”, rimane tale aiuto a una preghiera che impari a farsi davvero comunitaria, come alla comprensione di una liturgia che chiama tutti a essere partecipi e protagonisti e non meri utilizzatori.
Per splendide poeticamente e umanamente allettanti possano essere alcuni personaggi della prima cantica, la dannazione dantesca è solitaria e autoreferenziale, in essa l’altro in simile situazione non esiste (con l’unica, significativa eccezione di Francesca e Paolo nel V canto). Leggere il Purgatorio e più ancora il Paradiso costa fatica maggiore (e per il Paradiso Dante stesso ne avverte esplicitamente il lettore). Ma se a questa fatica, comunque culturalmente arricchente, ci si sottopone, una mappa per percorrere quel cammino interiore dall’io al noi la si trova. E un aiuto alla preghiera lo dà.
L’augurio di Sosta e Ripresa all’ dell’Associazione Amici del Beato Domenico della Madre di Dio e agli altri che al ritiro hanno preso parte è che questo passaggio di costruzione e di rafforzamento di identità comunitaria abbia trovato un sostegno importante alla loro esperienza in tutti i diversi aspetti, a partire dall’attenzione all’ecumenismo e a quanto fa riconoscere negli altri i fratelli e le sorelle che il cammino ci offre.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
