Di padre Vincenzo Bordo O.M.I. e don Gianni Carparelli
“Il contesto dove è nata questa Preghiera-Celebrazione-Liturgia è quello di una Casa (Anna’s House, in Seong-Nam, Corea del Sud), dove ogni giorno si prepara da mangiare per circa settecento persone che vivono in strada”, come specificato dai due sacerdoti, entrambi originari della Tuscia, che ne sono gli autori ed estensori. Sosta e Ripresa, che di padre Vincenzo e del suo servizio in Corea del Sud ha già avuto modo di scrivere (cfr articolo di Laura Ciulli del 18 novembre 2021 https://www.sostaeripresa.it/sito/attualita/padre-vincenzo-bordo-da-piansano-alla-corea-del-sud-ultimo-tra-gli-ultimi-per-amore/) e che annovera don Gianni tra i propri principali collaboratori, la offre ai propri lettori, nella convinzione che possa costituire un contributo di riflessione e di senso.
Eccone il testo:
La mia Messa
Desidero che la mia Messa sia una vita offerta come “Eucaristia”, un rendimento di grazie a Dio, un “dono” non con belle parole, ma con una vita “bella” che cerchi di rinnovarsi di giorno in giorno. Dove? Come?
1. Non sempre in una stupenda e monumentale chiesa dove le artistiche vetrate dipingono di mistico le nubi di incenso che salgono al cielo, ma nel buio seminterrato di una mensa per i poveri di ogni tipo, pervasa da maleodoranti odori di fritto
2. Non in piedi o in ginocchio davanti ad un altare di marmo prezioso e vestendo costosi abiti liturgici, ma ricurvo sulla schiena dolorante per le ore passate davanti a un freddo lavandino d’acciaio per lavare i piatti, indossando un grembiule lacero
3. Non circondato solo da buoni e devoti fedeli che cantano con fede e gioia, anche sinceri con inni di lode al Signore, ma circondato anche da straccioni miserabili e anime in pena, che si accontentano di una scodella di riso
È così che, oggi, sto cercando di celebrare la mia eucaristia
1. Non infarcita di belle parole e di solenni gesti liturgici, ma di sudore e fatica..
2. Perché l’Eucaristia è l’offerta di un “pane di vita” (la mia e la vostra) che viene transustanziato (=trasformato) nel Corpo e presenza di Cristo
3. È qui che ora, il mio corpo e la mia vita, offerti per amore, si trasformano (transustanziano) in vita per chi non ha vita, per gli abietti e per chi è considerato “carico residuo” sul mercato degli scarti.
Allora rifletto e mi rendo conto che la Santa Messa non è un momento devoto ma non raramente avulso e lontano dalla mia e dalla vostra vita
1. Ma è la quotidianità vissuta da ogni donna e ogni uomo che offrono per amore la propria esistenza per coloro che amano e che hanno bisogno di una mano
2. È ogni istante del nostro piccolo vissuto che offerto per amore, anche se con difficoltà, viene trasformato in un mirabile mistero di servizio, di comunione e di gioia per le persone che sono assetate di uno sguardo di amore.
3. Questa vorrebbe essere la mia e la vostra eucarestia quotidiana. La possiamo “celebrare” ovunque. Anche in Chiesa se siamo in Comunione con Dio e con la fatica e il sudore della vita di chi vive o vorrebbe “vivere”.


