Le piante costituiscono l’80% del cibo che mangiamo e producono il 98% dell’ossigeno che respiriamo. Tuttavia, sono esposte alla continua e crescente minaccia di eventi climatici estremi e pericolosi parassiti con conseguenze gravissime per l’agricoltura, perdite commerciali di oltre 220 miliardi di dollari e milioni di persone ridotte alla fame. Si ritiene che ogni anno vada perduto all’incirca un terzo di ciò che la superficie mondiale può produrre: il 20% a causa di fattori abiotici (grandine, siccità, inondazioni, ecc…), il 10% a causa di malattie e di danni provocati da insetti e altri animali.

Parte da questa considerazione, elementare quanto indiscutibile, la relazione tenuta in un recente convegno a Viterbo dal professor Leonardo Varvaro, del Diartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi della Tuscia, il cui testo è stato gentilmente fornito dall’autore a Sosta e Ripresa.

Leonardo Varvaro, ph Mariella Zadro
Leonardo Varvaro, ph Mariella Zadro

La relazione è pubblicata per intero nella sezione Cultura, con il titolo, quello dell’autore, “La difesa fitosanitaria nellasalvaguardia dell’ambiente e della salute.

In questa sintetica presentazione, la direzione di Sosta e Ripresa, raccomandandone la lettura, si limita a sottolineare due aspetti fondamentali tra i molti toccati dal professor Varvaro. Il primo è quello dell’ormai consolidate certezza scientifica riguardo alla necessità di un uso responsabile degli antiparassitari in agricoltura, dopo che decenni di esperienze ne hanno dimostrato la non irrilevante pericolosità per l’ambiente e per la salute. Varvaro ricorda che solo nel 2015 si è arrivati, in Italia, al varo di  un Piano di azione nazionale (Pan) per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che tiene in grande considerazione anche l’ambiente. Le direttive strategiche del Pan comprendono, oltre alla protezione degli operatori agricoli, della popolazione presente nelle aree agricole o che accede alle aree pubbliche (parchi, scuole, ecc.) e del consumatore, anche la tutela dell’ambiente acquatico e delle acque potabili e la tutela della biodiversità e degli ecosistemi.

L’autore precisa che gli obiettivi da raggiungere sono quelli di una “lotta biologica” basata su pratiche non inquinanti, integrabile solo in casi estremi, come situazioni epidemiologiche molto serie,  con l’uso anche di prodotti chimici di sintesi, comunque in quantità limitate. E aggiunge che per fortuna una sempre più crescente domanda di salute, di ambiente salubre e di alimentazione sicura sta contribuendo allo sviluppo di una produzione agricola ecosostenibile, non inquinata e non inquinante.

Laudato si' Enciclica Papa Francesco

L’altro punto richiamato da Varvaro è il contributo culturare che a questo obiettivo fornisce la Chìesa cattolica. L’autore cita in particolare l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, anch’essa del 2015,  e parla di “una prolungata riflessione, gioiosa e drammatica insieme” su tema generale della cura e della difesa della Terra, casa comune dell’umanità.  E conclude sostenendo che in l’enciclica tra gli altri suoi aspetti ha anche quello di poter essere considerata “un pregiato trattato di agricoltura sostenibile”.

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