Fu Guglielmo Marconi, dopo aver inventato la radio, a realizzare Radio Vaticana. Novant’anni fa, il 12 febbraio 1931, l’inventore porse il microfono della nuova stazione a Papa Pio XI dicendogli: “Santità, la potranno ascoltare simultaneamente su tutta la superficie della Terra”. E lo ascoltarono, anche se ai più il discorso non risultò proprio chiaro. Il Papa, infatti, lo pronunciò in latino, lingua certo universale e ufficiale, insieme con il greco antico, della Chiesa, ma ormai lingua più che morta in gran parte del mondo. Del resto, già il titolo di quel discorso, “Qui arcano Dei”, era un involontario richiamo all’incomprensibile, il che per uno strumento di comunicazione di massa forse non era forse proprio il massimo.

Ma già un minuto dopo la Radio Vaticana diffondeva con notiziari in lingue più attuali parole di verità davvero in tutta la Terra. Per quasi tutti questi nove decenni lo ha fatto in piena autonomia con direttori gesuiti – il primo fu padre Giuseppe Gianfranceschi, l’ultimo padre Federico Lombardi, che lasciò l’incarico cinque anni fa – mentre oggi è incorporata nel dicastero delle comunicazioni sociali costituito con la riforma voluta da Papa Francesco. Proprio in questo 2021 cadono importanti anniversari di altri strumenti dell’informazione vaticana compresi in tale riforma, con i 25 anni del sito vatican.va e soprattutto con i 160 de L’Osservatore Romano.

Radio Vaticana

Parole di verità, dunque. Le chiede e le riconosce Papa Francesco nel messaggio per questa occasione: “Cari fratelli buon anniversario, è importante conservare la memoria della nostra storia ed avere nostalgia non tanto del passato, quanto del futuro che siamo chiamati a costruire. Grazie per il vostro lavoro. Grazie per l’amore che ci mettete. La radio ha questo di bello: che porta la parola anche nei posti più sperduti. E la coniuga oggi anche con le immagini e con lo scritto. Andate avanti con coraggio e creatività nel parlare al mondo e costruire così una comunicazione capace di farci vedere la verità delle cose”.

Il messaggio ripete quello diffuso a gennaio in vista della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 16 maggio, con l’invito a “distinguere l’apparenza ingannevole dalla verità”, specie quella che spesso nessuno racconta perché non ci si prende la briga di andare a cercarla là dove si manifesta. Francesco propone a quanti fanno questo mestiere, non in grandi realtà come Radio Vaticana ma in ogni organo d’informazione il “Vieni e vedi” evangelico perché, sostiene, “nella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona”.

Condividi