Ora è ufficiale: Rosario Angelo Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso dalla mafia, presto sarà proclamato beato.
La risposta della Chiesa che è in Sicilia alla violenza mafiosa, la risposta della Chiesa universale alla speranza della Sicilia straziata da quella violenza, è arrivata con un atto formale di estrema serietà e insieme di significativa motivazione. La Santa Sede, al termine del processo canonico, ha infatti emanato il decreto nel quale viene riconosciuto “il martirio del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino, Fedele laico; nato il 3 ottobre 1952 a Canicattì (Italia) e ucciso, in odium Fidei (in odio alla Fede), sulla strada che conduce da Canicattì ad Agrigento (Italia), il 21 settembre 1990”.
Papa Francesco, ricevendo in udienza il 21 dicembre il cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato a promulgare i decreti.

ll magistrato non ancora quarantenne fu ucciso da quattro sicari della stidda, l’organizzazione mafiosa concorrente di Cosa nostra nell’agrigentino, lungo la statale 640, che congiunge le città di Caltanissetta ed Agrigento, vicino al viadotto Gasena, mentre a bordo della propria utilitaria si stata recando al lavoro.
Rispetto ai tempi medi di una causa di beatificazione, questa volta l’intero processo canonico è stato relativamente breve per arrivare al riconoscimento del martirio e delle virtù eroiche in senso cristiano del magistrato. La fase diocesana del processo di canonizzazione, si era conclusa ad Agrigento il 3 ottobre del 2018, proprio nel giorno in cui il magistrato avrebbe compiuto 66 anni. Ma questo tempo relativamente breve si spiega con la chiarezza della vita e della morte di Rosario Angelo Livatino, avallata da tutte le testimonianze, compresa la confessione di uno dei suoi assassini che me riportò le ultime parolole prima di morire: «Che cosa vi ho fatto?». Compreso il pentimento di quel’omicida e dei tre suoi compagni.
Affidando le conclusioni della fase diocesana del processo di canonizzazione alla Congregazione delle Cause dei Santi poco più di due anni fa, il cardinale arvivescovo di Agrigento, Franco Montenegro, ricordò che «Rosario Livatino è la figura di un professionista colto ed estremamente consapevole. Credente convinto e praticante. La sua fede ha dato forma al suo servizio professionale». In lui l’educazione cattolica e l’educazione civica si annodavano in modo inestricabile. In una sua agenda fu trovata questa riflessione:”Ho prestato giuramento: sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che esige l’educazione che i miei genitori mi hanno impartito”.
Proprio Papa Francesco, tempo fa, ebbe modo di riconoscere questa testimonianza, definendolo “un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra la sua fede e il suo impegno di lavoro e per l’attualità delle sue riflessioni”.
Foto tratte dal web
