Viviamo un’epoca non tanto e non solo di decadenza culturale ed etica, ma di una stupidità e di un’ignoranza che spingono le coscienze – quelle che resistano, come chi scrive ha la convinzione, senza ombra di superbia, che valga per la sua – a interrogarsi, a indagare lo strano miscuglio di indignazione e di compatimento che alcuni avvenimenti suscitano.

L’ultimo esempio c’è stato a Novara, dove un gruppo di persone, sventolando la bandiera di una presunta libertà (cioè di una sciocca pretesa di licenza indiscriminata, perché la libertà è una cosa seria) hanno sfilato in una mascherata indegna, con un osceno paragone con i deportati nei lager nazifascisti, per le vie della città. Indignazione, dunque, ma anche compatimento per queste persone, condizionate da una deriva comunicativa che tutto permette, che spinge a voler apparire a tutti i costi, che confonde e vanifica la riflessione, l’attenzione alla vita reale, alla reale convivenza, ai rapporti umani ridotti a essere misurati con i “mi piace” sui social network.
Che quei novaresi abbiano dato prova di insensibilità, di disprezzo per le vittime di una tragedia davvero espressione del male assoluto, è pacifico. Ma è solo un aspetto di quella stupidità feroce che ormai dilaga. Sui motivi che in presenza di una pandemia spingono alcune persone a rifiutare di vaccinarsi si può discutere. Sul certificato Covid, il cosiddetto green pass, obbligatorio per l’accesso a luoghi pubblici si può discutere. Ma ormai non si discute, si urlano fesserie sesquipedali (tipo il fatto che i vaccini non servono contro il Covid, ma a iniettarci microcips attraverso i quali non meglio identificati poteri occulti intenderebbero controllarci e condizionarci).
Il tutto si riduce a comportamenti da stadio, quelli dei sedicenti ultras che sono di fatto degli ultra imbecilli, quando non sono dei criminali tout court. Comportamenti che ormai si tengono anche nelle aule parlamentari – beninteso quando c’è la ripresa televisiva – come è accaduto al Senato dopo il voto che ha affossato il disegno di legge cosiddetto Zan. Spieghiamoci bene: chi scrive è convinto che quel testo fosse scritto con i piedi e, per inciso, che confligesse con il dettato costituzionale, al punto da essere sicuro che a modificarlo avrebbe provveduto la Consulta, ed è ben lieto che sia stato bocciato. Ma vedere certe scene al Senato offende le persone, omosessuali e transessuali, alle quali bene o male quella proposta di legge voleva dare protezione come già si dà ad altre persone discriminate, voleva riconoscere una dignità umana che non può essere cancellata tra applausi sguaiati, qualunque fossero le distorsioni che hanno spinto a rifiutarla.
Certo, non siamo al livello dei fatti di Novara o dei siti internet che parlano di “Norimberga” per quanti hanno preso provvedimenti per contrastare un’epidemia, paragonando le vaccinazioni ai crimini contro l’umanità dei regimi nazifascisti. Ma stiamo parlando di senatori, di rappresentanti del popolo, per i quali non si può parlare di compatimento, anche se forse si può fare ricorso alla categoria della stupidità come attenuante di una caduta di stile indegna del luogo e dell’argomento.
È la stessa stupidità che finge di indignarsi per i delitti altrui e non s’interroga mai sulle proprie responsabilità. Vale nel grande e vale nel piccolo. Vale di più, ovviamente, per comportamenti come quelli che stiamo citando, ma vale anche per le imprudenze all’apparenza veniali che molti commentano. È stupidità, per fare solo un esempio, quella stigmatizza, giustamente, l’orrore della pedofilia, ma non resiste alla tentazione di mettere in rete le immagini dei propri bambini, che spesso negli archivi proprio dei pedofili finiscono. E l’elenco potrebbe allungarsi fino all’incuria di questioni educazione civica.
Del resto, la stupidità nelle nostre società sembra ormai più pandemica del Covid o di altri virus. Ma se per difendersi da questi si può chiedere aiuto alla scienza, contro la stupidità, feroce o acquiescente che sia, bisogna tornare ad allenare le coscienze alla ricerca della verità. Perché, come ci dice quel Gesù che tutti citano, ma non tutti si sforzano di capire, è conoscere la verità a rendere liberi.

Foto tratta dal web

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