C‘è un comprensibile sconforto in molte persone di fronte al nuovo infuriare della pandemia del Covid-19 dopo la relativa remissione registrata, almeno in Italia, durante i mesi estivi. E come spesso accade, le misure – secondo alcuni tardive – prese dalle autorità istituzionale e sanitarie sono oggetto di di dure polemiche che rimbalzano sulla stampa e soprattutto invadono e inquinano internet, quella sorte di mare nel quale naviga il nostro tempo, senza bussole univoche, senza rotte verificate, con timonieri improvvisati, quando non determinati o eteroriretti a far schiantare i navigli più deboli.
Sosta e Ripresa – e più di tutti in essa chi la dirige – non ha qualifiche tecniche per stabilire se tali misure siano opportune e neppure se siano sufficienti. Ma sa bene che l’opinione pubblica è spesso orientabile in un senso o nell’altro. Si passa in breve tempo dall’osanna al crocefiggi, dallo “slogan io resto a casa”, dagli inni e dalle canzoni sui balconi, alle accuse di voler uccidere per fame il Paese con il “pretesto” di una malattia “più o meno grave come ogni influenza”, alle proteste di piazza, stesso organizzate e comunque spessimo inflitrate da un’evidente complicita tra gruppi eversivi e criminalità organizzata.
Sulla pandemia del Covid-19 si sta consumando uno scontro ideologco del quale è difficile prevedere ogni esito, ma è facile, almeno per chi è abituato da sempre a indagare e a raccontare il farsi della storia giorno per giorno, comprendere le dinamiche e gli scopi. Ne hanno offerto un esempio eloquente le elezioni negli Stati Uniti, delle quali al momento in cui queste righe vengono scritte è chiaro il vincitore, ma è altrettanto chiaro il disegno dello sconfitto di non accettarne l’esito. E ne offrono un esempio anche le reazioni in Italia ai provvedimenti in vigore da domani, mentre gli appelli alla coesione nazionale e alla collaborazione tra i diversi livelli di responsabilità istituzionale, ripetuti più volte in questi giorni dal presidente Mattarella, vengono plauditi e subito disattesi, ovviamente con ogni parte che accusa l’altra di farlo.
Persino il Papa, che invita a osservare quelle misure di precauzione indicate dalle autorità viene più o meno apertamente contestato da più parti, purtroppo non solo all’esterno della Chiesa. Ascoltare il Papa per un giornale che si definisce cattolico può sembrare una banalità. Sarà pure così, ma i segni dei tempi invitano a ribadirlo. Non perché il Papa abbia particolari competenze scientifiche (anche se queste non mancano certo nelle strutture vaticane), ma perché la posizione che esprime risponde a due aspetti irrinunciabili: il senso della cura e il dovere di proteggere.
Curare gli ammalati, prevenire il collasso delle strutture sanitarie, già abbastanza compromesse da decenni di riduzione dell’impegno pubblico a vantaggio della sanità privata. Proteggere i più deboli e anche i più incoscienti, quelli che blaterano di attacco alla libertà a proposito dell’indicazione di indossare una mascherina o di non ammassarsi nelle strade e nelle piazze con un bicchiere in mano.
Ma al tempo stesso proteggere i più esposti agli effetti negativi sull’economia di tali misure. Ed è meglio chiarire che stiamo parlando di economia reale, di lavoro, di sostegno alle famiglie, ai poveri, agli scartati, per età o per inutilità negli schemi da troppo tempo dominanti di un’economia sottomessa e pervertita da una finanza predace e famelica. Si diceva un tempo che la stampa deve essere il cane da guardia del potere. Ma ci sono due interpretazioni per questa frase: quella autentica, cioè l’obbligo di controllarlo, e quella di riconoscerlo come padrone, di abbiare contro chiunque lo minacci o lo contesti.
Sosta e Ripresa è una piccola cosa, senza mezzi per una maggiore penetrazione in quel mare di internet del quale dicevamo, con l’unico strumento delle parole, quelle di chi lo scrive e quelle di quanti sulle sue pagine trovano spazio. Ma le parole sono importanti, possono diventare armi di offesa, ma anche scudi di difesa. Anche nella cacofonia spesso isterica delle comunicazioni, che favorisce non la conoscenza, per la quale servono studio, valutazione, confronto, ma l’abitudine perversa a spacciare opinioni e pregiudizi per fatti indiscutibili, con l’uso sistematico della menzogna, sapiente e perverso in chi se ne giova, spesso persino inconsapevole in chi la diffonde.
Chi scrive si è trovato spesso in questi mesi a parlare con diverse persone, in massima parte giovani, abituate a “ripostare” ogni fesseria, più o meno ossequiosa alle indicazioni dei politici a loro più simpatici o magari più improntata a teorie complottistiche per lo più indimostrate. Lo ha fatto – talvolta persino con un po’ di malizia – invitandole a confrontarsi con le parole che usavano o meglio ripetevano. Per esempio, su cosa significhi “incentivare la produttività del lavoro con il rafforzamento degli incentivi fiscali al welfare contrattuale e la promozione della contrattazione decentrata” (in Italia ne ha parlato la Confindustria e la frase è apparsa anche in documenti governativi). Non ce ne è stato neppure uno secondo il quale significasse subordinare il lavoro agli interessi aziendali, alle sedicenti logiche di mercato, ridurne ulteriormente i diritti generali, affidarlo alternativamente alla fidelizzazione e al ricatto di quelli che una volta si chiamavano padroni e che oggi sembrano essere entità impersonali, fare della precarietà il paradigma dell’esistenza delle persone, delle famiglie, della società.
Ai suoi lettori, in ogni caso, chi scrive sente di porte chiedere un gesto di fiducia: quanto detto sul senso della cura e sul dovere di proteggere è qualcosa di più di una sua personale opinione-

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.

