Con l’attenuarsi del contagio è ripreso il pellegrinaggio sulla Via Francigena. Non è una cronaca medievale in periodo di pestilenza, è storia di oggi e fa riflettere sulla resilienza dell’essere uomo.

Domenica scorsa si è fermato ad inginocchiarsi nella chiesetta di Castel d’Asso un pellegrino in cammino per recarsi a Roma, a venerare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Veniva dall’alta Italia, seguendo il tracciato tradizionale che si snoda virtualmente da Canterbury alla città eterna. Che poi, in origine, era solo il primo tratto del più impegnativo percorso per i luoghi santi della Palestina. Era un viaggio pericoloso, pieno di difficoltà, di incognite e di pericoli. Chi lo affrontava non era sicuro di arrivare, né di restare vivo.

Oggi il percorso è ben tracciato su mappe e PGS in tutti i suoi diverticoli, sono illustrate le attrazioni e le curiosità dei luoghi attraversati, sono segnate le tappe e indicati i luoghi di sosta. Viterbo ne è uno snodo nevralgico tant’è che l’Associazione “Amici della Via Francigena” gestisce, nel quartiere medievale di San Pellegrino (sic!) un attrezzato punto di pernottamento nello stile e nello spirito del “pellegrinaggio”: compresa la benedizione del pellegrino nella omonima chiesetta dell’XI secolo.

Non tutti condividono lo spirito religioso (e penitenziale) del viaggio. Anche in questi casi ci può essere la “moda” e alle motivazioni religiose si sommano o si sostituiscono quelle turistiche o sportive. Non è il caso del pellegrino di domenica a Castel d’Asso che ha allungato di un altro mezzo chilometro il suo percorso PGS che già ne comprende diverse centinaia per inginocchiarsi in questa chiesetta rurale, fuori vista del basolato della antica Cassia.

La comunità che vi si raduna stava meditando sulle parole di Papa Francesco per la pandemia e sui versi del Qoelet dove dice: “… c’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.” Così si è stretto un intenso abbraccio spirituale che ha legato nel Corpo Mistico anime protagoniste di un incontro tra i più improbabili.

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