Con l’attenuarsi del contagio è ripreso il pellegrinaggio sulla Via Francigena. Non è una cronaca medievale in periodo di pestilenza, è storia di oggi e fa riflettere sulla resilienza dell’essere uomo.
Domenica scorsa si è fermato ad inginocchiarsi nella chiesetta di Castel d’Asso un pellegrino in cammino per recarsi a Roma, a venerare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Veniva dall’alta Italia, seguendo il tracciato tradizionale che si snoda virtualmente da Canterbury alla città eterna. Che poi, in origine, era solo il primo tratto del più impegnativo percorso per i luoghi santi della Palestina. Era un viaggio pericoloso, pieno di difficoltà, di incognite e di pericoli. Chi lo affrontava non era sicuro di arrivare, né di restare vivo.
Oggi il percorso è ben tracciato su mappe e PGS in tutti i suoi diverticoli, sono illustrate le attrazioni e le curiosità dei luoghi attraversati, sono segnate le tappe e indicati i luoghi di sosta. Viterbo ne è uno snodo nevralgico tant’è che l’Associazione “Amici della Via Francigena” gestisce, nel quartiere medievale di San Pellegrino (sic!) un attrezzato punto di pernottamento nello stile e nello spirito del “pellegrinaggio”: compresa la benedizione del pellegrino nella omonima chiesetta dell’XI secolo.
Non tutti condividono lo spirito religioso (e penitenziale) del viaggio. Anche in questi casi ci può essere la “moda” e alle motivazioni religiose si sommano o si sostituiscono quelle turistiche o sportive. Non è il caso del pellegrino di domenica a Castel d’Asso che ha allungato di un altro mezzo chilometro il suo percorso PGS che già ne comprende diverse centinaia per inginocchiarsi in questa chiesetta rurale, fuori vista del basolato della antica Cassia.
La comunità che vi si raduna stava meditando sulle parole di Papa Francesco per la pandemia e sui versi del Qoelet dove dice: “… c’è un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.” Così si è stretto un intenso abbraccio spirituale che ha legato nel Corpo Mistico anime protagoniste di un incontro tra i più improbabili.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
