La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Con la prima domenica di Avvento incomincia il nuovo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo.

Ci guiderà e accompagnerà in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
11 dicembre 2022, III Domenica di Avvento – Anno A
VIENE LUI IN PERSONA: Mt 11,2-11
Giovanni Battista sta pagando, con una straordinaria fortezza d’animo, la fedeltà alla sua missione di Precursore di Gesù.É stato esiliato e isolato nella fortezza di Macheronte, situata nella zona Sud-Est della Palestina, per aver osato rimproverare al tetrarca Erode Antipa la scandalosa relazione con Erodiade, moglie di suo fratello Filippo. Probabilmente nella tetra solitudine deve essersi sentito raggiunto da dubbi e smarrimenti interiori e avverte l’urgenza di inviare alcuni suoi discepoli da Gesù con una esplicita domanda: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”.
La domanda del Battista è motivata dal comportamento del Messia. Invece di pulire l’aia e di accostare la scure alle radici dell’albero infruttuoso, va predicando pace e perdono, e va aprendo i cuori alla speranza e alla misericordia. Si circonda di povera gente, di analfabeti e di rifiutati dalla società; accetta l’incontro con ogni ceto di persone, senza distinzione di razza e di fede politica e religiosa. Non riveste i panni del giudice severo, inappellabile, bensì quelli del medico pietoso, del pastore premuroso e del benefattore generoso.
Dunque, “dobbiamo attenderne un altro?”. In realtà, no!! Non c’è da aspettare nessuno: Cristo si è fatto presente, è venuto in persona, è disceso in mezzo a noi, ha piantato la sua tenda accanto alla nostra e soprattutto ha trasformato lentamente, e in modo radicale, lo stile del nostro vivere quotidiano: il dolore è cambiato in gioia, il suolo arido in festoso e variopinto giardino, l’esilio in patria, la cecità si è aperta alla luce, la sordità alla parola, la povertà non è più temuta e maledetta, ma è accolta e benedetta. Dunque sono sotto gli occhi di tutti esperienze nuove di una reale trasformazione. Però a una sola condizione: che l’uomo si apra umilmente e docilmente a Dio e lo accolga.
Ma per grazia di Dio, il Messia continua ancora nell’oggi della storia a svolgere il suo disegno di salvezza con una distinta varietà di premurose “visite”, che costituiscono la trama essenziale degli eventi salvifici. Ovviamente il motivo di fondo di ogni “visita” rimane sempre l’amore: l’amore che non rifiuta nessuno; l’amore che vuole tutti salvi; l’amore che va in cerca della pecorella smarrita. E tuttavia l’evangelista Giovanni constaterà con profonda amarezza che il Signore “è venuto in mezzo a noi, ma i suoi non l’hanno accolto”.
Vi sarà certamente una “visita” ultima e definitiva che purtroppo si risolverà in tragedia per coloro che non avranno riconosciuto “il tempo della visita”.Éuna tragica possibilità che sussiste anche per noi oggi. E tuttavia il Messia continuerà con amore e con benevola misericordia a intervenire nella vita della Chiesa e nel cammino del singolo credente. Con amorevole pazienza egli “sta alla porta e bussa” in attesa che gli venga aperto. La simbologia dello stare alla porta ha come esito finale la comunione personale, che è indicata nel convito e nella reciproca compagnia.

