La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino

padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
12 marzo 2023, III domenica di Quaresima – Anno A
LA SAMARITANA: LE SORGENTI DELLA VITA Gv 4, 5-42
Qual è il tema del dialogo di Gesù con la samaritana? Non è l’acqua; non è neppure la conversione della samaritana. L’argomento è Gesù…! Nell’intero capitolo fa da sottofondo la domanda: Chi è Gesù? Si avvia il dialogo e progressivamente si svela il mistero di lui: prima è un deprecato giudeo, poi è uno più grande del nostro padre Giacobbe, poi è un signore, un profeta, il Messia, il Salvatore del mondo.
Nel dialogo, Gesù insiste sulla differenza fra l’acqua del pozzo e l’acqua che lui dona. La prima estingue la sete solo per un poco; l’altra invece “è una fontana zampillante generatrice di vita eterna”, sazia al punto da diventare fontana per gli altri (v.14). Di fronte a queste dichiarazioni, la samaritana perde quota, non riesce a tenergli dietro, non riesce ad afferrare l’intimo contenuto delle affermazioni. E tuttavia, ora, è lei che chiede acqua da bere: “Signore, dammi di quest’acqua, così non avrà più sete e non verrò più ad attingere” (v.15).
Il discorso tra i due si porta su un terreno accidentato, difficile…; scende nel mondo interiore di lei: però, prima che lei si ritragga o si richiuda in sé, Gesù l’aggancia con una lode per la parte di verità che ha dichiarato: “Hai detto bene: “Non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito, in questo hai detto il vero” (vv. 17-18). Gesù apre e chiude con una lode. Implicitamente perciò le fa capire che lui non è lì per accusare e condannare, ma per salvare. Egli non rifiuta nulla di ciò che è stato profanato. Il suo occhio guarda in fondo alla coscienza, ma è sempre un occhio discreto, rispettoso, benevolo.
Gesù lancia un’affermazione rivoluzionaria e apre un orizzonte nuovo, che prescinde da privilegi, precedenze e superiorità: fin qui, due montagne sacre (monte Sion e monte Garizim), due templi hanno diviso gli uomini. Ora egli annuncia Qualcuno che è superiore alle montagne e ai templi e che deve essere adorato in spirito e verità. Il verbo “adorare” (proskinein) ricorre ben nove volte nei vv. 20-24. Non indica l’espressione religiosa di qualche intenso momento spirituale della giornata dell’uomo, ma l’atteggiamento continuo di religiosità dell’uomo nei confronti di Dio; è l’atteggiamento che fa riconoscere il primato assoluto dell’uomo nei confronti di Dio nella propria vita: Dio soltanto, Dio per sempre, Dio prima di tutto, Dio al di sopra di tutto.
Da questo quadro narrativo si deve concludere che è importante al superlativo l’incontro con Cristo. Non è mai un incontro di cortesia; è sempre finalizzato a cose precise, grandi, impreviste e imprevedibili. L’incontro cambia il corso della vita, cioè dopo averlo incontrato non si può più continuare a vivere come prima come se non fosse successo nulla. Al contrario: cambia tutto! Egli imprime un ritmo e uno stile di vita completamente nuovi. È lui che prende l’iniziativa e suscita in te bisogni sconosciuti; ed è lui che accende in te il bisogno di un’altra sete.
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