Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp, da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

Domenica 13 agosto 2023, XIX domenica del tempo ordinario – Anno A

SIGNORE DELLE ACQUE Mt 14, 22-33

La giornata del miracolo dei pani volge al termine. Gesù si ritira solo sul monte a pregare e dà ordine ai Dodici di precederlo sulla riva opposta; ma c’è per loro in agguato una furiosa tempesta: la barca è squassata dalle onde e dal vento impetuoso e sebbene sia ormai “la quarta veglia della notte” (tra le tre e le sei del mattino) secondo il computo romano, essi si ritrovano alle prese con acque agitatissime. La barca sembra un fuscello in balia delle onde. Gesù decide di raggiungerli camminando sulle acque. Ma nella foschia che ristagna al mattino, i discepoli credono di vedere un fantasma “e si mettono a gridare dalla paura” (v. 26). Gesù interviene e li rassicura: “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (v. 27).

A Pietro non è sufficiente il “sono io” e cerca una convalida più nel miracolo che nella dichiarazione del Maestro: “Se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque” (v. 28). Egli, appena fatti alcuni passi, il vento riprende a infuriare, subentra la paura in Pietro che quasi affonda, invoca l’aiuto e Gesù prontamente stende la mano e lo tira in barca, però non senza un amabile rimprovero: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? (v. 31). E’ necessaria la fede perché è una   inseparabile compagna di viaggio. Tenendo presente però che questa virtù non facilita la strada; non dispensa dal rischio, dai dubbi, dalle incertezze; non mette al riparo dalle forze avverse, ma rende tranquilli, forti e sereni anche in mezzo all’infuriare di qualunque intemperie. Avere Cristo sulla barca vuol dire che tutto andrà bene pur in mezzo alla tempesta.

Quando l’evangelista Matteo scriveva il suo Vangelo, la Chiesa stava cominciando a confrontarsi con paurose tempeste; le prime persecuzioni mettevano a dura prova la fede: Stefano era stato lapidato, i cristiani sono rifiutati, anzi sono considerati come la causa di tutte le calamità pubbliche; a Roma gli imperatori qualificano la religione cristiana come “illecita”; dovunque nel contesto cristiano si vivono momenti di paura e di sgomento. L’apostolo Pietro conferma le prove e i pericoli e, nella sua prima lettera, descrive le sofferenze con l’immagine “dell’incendio”: “Carissimi, non siate sorpresi per l’incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi (…). Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi” (1Pt 4, 12-13).

Nel contesto sociale di questo nostro tempo, la fede ha vita difficile. La società non è aperta al soprannaturale. E tuttavia resta fermo che l’uomo senza religione non può vivere. La fede religiosa è una cartina di tornasole, e Gesù ne fa condizione per le guarigioni: la richiede ai due ciechi (Mt 9,29), ai dieci lebbrosi (Lc 17,19), al padre del figlio ossesso (Mc 9,23), a Marta in pianto per la morte del fratello (Gv 11,26). Chi ha fede firma un foglio in bianco e lo presenta al Signore perché vi scriva la sua divina Volontà; chi non ha fede presenta un foglio pieno di pretese, perché qualche Essere superiore apponga la firma. Ma questo non   avverrà mai. la fede dunque che anima ogni relazione con Dio, con il prossimo e con le realtà tutte del creato.

Foto tratta dal web

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