La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.
In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino

padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp, da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
19 febbraio 2023, VII domenica per annum – Anno A
NEL CUORE DEL VANGELO Mt 5, 38-48
In questa domenica ci viene offerta la riflessione sulle due ultime antitesi nelle quali Gesù illustra l’alto significato dell’amore del prossimo e, proprio per questo, tocca l’apice del supremo compimento della legge: “non è venuto per abolire, ma per portare a pienezza” (Mt 5,17). Nella quinta antitesi (legge del taglione) il discepolo di Cristo è impegnato a dar prova di fortezza con i tre celebri esempi nel sapiente fine di recuperare il malvagio: la guancia offerta allo schiaffo, il mantello ceduto oltre alla tunica e la marcia col malvagio, anziché di opporsi a lui.
Nel contesto socio-culturale del Nuovo Testamento, il prossimo aveva una ben limitata estensione sociale; includeva la famiglia, il clan, la tribù e, tutt’al più, il popolo d’Israele compreso quello della diaspora ebraica.
Al tempo di Gesù regnava una mentalità diffusa che trovava la formula più acuta nella Regola della comunità di Qumran, dove si dispone severamente così: (i monaci) “amino tutti i figli della luce, ognuno secondo il posto che ha nel consiglio di Dio, e manifestino odio a tutti i figli delle tenebre, secondo la colpevolezza che ciascuno ha di fronte a Dio” (I, 9-10).
Gesù irrompe in questo nostro mondo con il precetto evangelico dell’amore del prossimo scatenando una rivoluzione che non è più possibile arginare, fermare. L’amore di cui parla il Maestro è senza frontiere, senza selezioni e distinzioni, senza condizioni di credo politico e religioso, senza badare al colore della pelle. Anzi, egli narrando la parabola del “buon samaritano” designa il ferito lasciato dai briganti al margine della strada col solo generico sostantivo “un uomo!”
È un individuo senza volto, senza nome, senza patria, senza documenti, senza alcun segno di riconoscimento: l’unico connotato “un uomo”, “un nessuno” aggiunge papa Francesco nella lettera Enciclica “Fratelli tutti” (FT, 101). L’unico titolo, l’unica credenziale è un bisognoso. E Gesù oggi fa un passo oltre e ci raggiunge con un solerte richiamo: “Amatevi come io ho amato voi” (Gv 15,12). Quel come è fortemente esigente. Egli ha dato tutto; ha immolato la sua vita, si è spinto fino all’estremo sacrificio. L’amore pertanto non è una legge in base alla quale si può dire “fin qui e basta!”. No! No! L’amore chiede tutto!

