Spezzare la Parola, ph laura ciulli

La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Padre Ignazio Martelletto
Padre Ignazio Martelletto

Ci accompagna in questo cammino padre Ignazio Martelletto C.S.I.

Corpus Domini

19 giugno 2022, Corpo e Sangue di Cristo – Anno C

Congeda la folla. Qui siamo in una zona deserta”

“Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa”

“Non abbiamo che cinque pani e due pesci”

 (Lc, 9,11-17)

La festa del Corpus Domini ci invita ogni anno a rinnovare lo stupore e la gioia di questo dono stupendo del Signore, che è l’Eucarestia.

Questo miracolo di Gesù è raccontato da tutti gli Evangelisti. Significa che ha suscitato nel cuore di tutte le comunità alle quali si rivolgevano gli apostoli. il sentimento di una novità impossibile a essere immaginata dagli uomini. E ogni volta che nelle assemblee si celebrava il grande evento dell’Eucarestia, la Spirito Santo faceva germogliare frutti di vitalità sempre nuovi. Come accade anche oggi quando nelle processioni del Corpus Domini vediamo Gesù che passa per le strade della nostra vita per farci capire che Egli è sempre con noi.

Nel vangelo di oggi è bello notare come Gesù progetta di sfamare tutta la gente che lo sta seguendo e ascoltando. “Qui siamo in una zona deserta.” Senza il cibo che viene dal cielo la nostra vita si svolge nel deserto della “mondanità”. Siamo sempre affamati di Infinito. di Assoluto. Perché la vita ha origine nell’Infinito e nell’Assoluto. La nostalgia delle nostre origini ci accompagna in quella inquietudine che ci accompagna nelle azioni quotidiane.

Il primo passo verso questa vita nuova è questo: trovarsi in gruppo. “Fateli sedere a gruppi di cinquanta”. Il primo passo è smettere di pensare a se stessi e aprire il cuore a coloro che ci vivono accanto, ma guardandoli in modo nuovo. Sono tutti bisognosi di felicità, di rinnovamento, di redenzione. Hanno bisogno di sentirsi amati. E Gesù si rivolge agli apostoli dicendo: “portate i cinque pani e i due pesci”.

Siamo noi questi cinque pani e questi due pesci che sotto lo sguardo amorevole di Gesù possiamo diventare nutrimento per coloro che incontriamo nella vita.  Basta quel poco che abbiamo dentro di noi, quei talenti che il Padre ci ha donato per portare frutto. E il frutto è “pane del cielo” che è il nutrimento di cui ha bisogno la nostra vita per uscire dal deserto.

Il cibo che viene distribuito sfama tutti i presenti e non solo basta, ma avanza, per indicare che il Pane del cielo non viene mai meno. L’abbondanza caratterizza sempre il dono di Dio. Il pane aumenta e si moltiplica quando lo si spezza e lo si divide.

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