Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo.

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni

Ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

 

12 marzo 2023, IV domenica di Quaresima – Anno A

LA VISTA A UN CIECO NATO Gv 9, 1-41

 

Guarigione del cieco nato, foto tratta dal web
Guarigione del cieco nato, foto tratta dal web

 

L’evangelista Giovanni nel narrare i particolari del miracolo esaurisce il tutto in due soli versetti: “Detto questo, spuntò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva” (9, 6-7). Si può dire che egli articola l’intero racconto su quattro semplici verbi che il miracolato ripeterà con efficacia telegrafica come un…ritornello: “Sono andato, mi sono lavato, sono tornato e ci vedo” (vv.7.11.15).

L’autore intende conferire anche grande risalto al “terremoto” che questo miracolo determina nel mondo religioso dei giudei. Questi rigidi custodi del sabato si affrettano a istruire un processo nel quale l’unico imputato è Gesù; imbastiscono con impareggiabile diligenza i capi d’accusa e, in tre successive udienze, convocano in qualità di testimoni il miracolato e i suoi genitori. Questi risultano subito per quel che realmente sono: prigionieri della paura! Temono di essere espulsi dalla sinagoga e di essere messi al bando dalla società civile: esposti al disprezzo e alla maledizione di tutti. Per tale rischio è ben comprensibile il loro atteggiamento.

I farisei allora fanno appello alla maturità del miracolato: vogliono indurlo a negare l’evidenza del fatto. Dato che è un uomo del popolo, semplice e ignorante, sperano che si rimetta totalmente a loro. Perciò tentano di intimorirlo con tre solenni dichiarazioni che si aprono col “noi sappiamo…”:

v.24 “Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”;

v.29 “noi sappiamo che Dio ha parlato a Mosè”;

v.31 “noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori”.

E invece egli, tutt’altro che sentirsi intimorito e confuso, contrappone con lucidità e coraggio al noi sappiamo dei farisei, il suo “una sola cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo” (v.25). Dopo aver ottenuto la luce degli occhi, si dispone volentieri a percorrere un cammino che lo porta a ricevere la luce della fede. Intanto viene espulso dalla sinagoga (v.34) come un peccatore; è evitato indistintamente da tutti, sicché è davvero solo! Nessuno della folla ha più il coraggio di avvicinarlo (v.9); i genitori si rifiutano di prenderne le difese (vv 20-21); i giudei lo insultano (v.28), lo disprezzano e lo trattano da ignorante e peccatore (v.34).

E tuttavia egli non teme nessuno e non paventa nulla. Ha capito (e lo ricorda anche a noi oggi) che l’incomprensione, il rifiuto, l’emarginazione e la persecuzione sono il prezzo da pagare per l’inestimabile dono della fede. Egli sale sempre più in alto verso la luce fino a emettere la sua piena adesione a Gesù: “Io credo, Signore!” E gli si prostrò innanzi (v.28). Apre gli occhi della sua anima a Cristo.

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