Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni

In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

2 aprile 2023, Domenica delle palme e della passione del Signore – Anno A

IL DRAMMA DELLA NOSTRA SALVEZZA Mt 26,14 – 27, 66 

Domenica delle Palme

È la domenica delle palme. Si apre con una festosa processione che si snoda per le vie della parrocchia agitando palme e rami d’olivo e acclamando il Signore che fa il suo ingresso solenne in Gerusalemme. Simboleggia però anche la Chiesa che entra nel mistero di amore e di dolore: nel dramma della Passione da ascoltare e da vivere con cuore commosso e in profondo silenzio. Al di là dei singoli particolari del grande Evento sacrificale, possiamo sintetizzare il tutto in tre termini-chiave: dolore, peccato, amore.

L’evangelista Matteo si rivolge alle prime comunità cristiane e le invita a entrare con spirito di fede, insieme a lui, nel mistero della Passione e Croce. L’orrendo patibolo decretato dalle autorità di Gerusalemme risulta “il più abietto supplizio degli schiavi” afferma Cicerone; “è il segno di maledizione per chi pende dal legno” secondo il Deuteronomio (Dt 21,23); “è diventato lui stesso maledizione” scrive Paolo (Gal 3,13). Ebbene si abbattono sul Cristo agonia e croce, solitudine e tradimento, angoscia e tristezza mortale. È un abisso di sofferenza che provoca brividi e smarrimento in chiunque vi si sporge sia pur per un rapido sguardo.

Se proviamo a chiederci perché tanto dolore, si ha una pronta e lucida risposta da vari testi biblici: “è un castigo severo per i tuoi molti peccati” (Ger 30,14); “con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto questo a causa dei nostri peccati, poiché noi abbiamo peccato, abbiamo agito da iniqui” (Dan 3,28-29). C’è dunque un immediato richiamo tra dolore e colpa, tra croce e peccato, tra responsabilità e tradimento. La liturgia ci offre quotidianamente l’occasione di prendere coscienza delle nostre colpe e batterci il petto, implorando “pietà e misericordia”, pregando dolorosamente il “confiteor”, dichiarando di “non essere degni di avvicinarci al santo altare”.

Tuttavia la crudele e umiliante morte sulla croce è la dimostrazione chiara del potente amore del Cristo per l’umanità peccatrice. Egli si è sacrificato e si è immolato per amore. Si è presentato al Padre facendosi peccatore dei nostri peccati. Egli, l’Agnello di Dio, ha preso su di sé il pesante fardello dei nostri misfatti. L’unico motivo è che ha fatto tutto “per amore”. Lo confida lui stesso nel vangelo di Giovanni: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici, voi siete miei amici” (Gv 15,13-14).

La morte di Cristo, e la morte in croce, è la riprova incontestabile di un amore strenuo, fedele e generoso del Figlio che è morto per chi non era degno di questa preziosissima immolazione come scrive Paolo nella lettera ai Romani: “Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (…). Se infatti quando eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio, per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita” (Rom 5,8-10).

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