Spezzare la Parola, ph laura ciulli

La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana.

Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Don Gianni Carparelli
Don Gianni Carparelli, foto Mariella Zadro

In questo cammino per il resto dell’anno
liturgico ci accompagnerà don Gianni Carparelli.

21 marzo 2021, Domenica V di quaresima – Anno B


“la mia anima è turbata…”
“… se il chicco di grano caduto in terra non muore…” “(Gv 12, 20-33))
Questa immagina del “chicco di grano” mi ha sempre, diciamo, affascinato. Insieme anche a un po’
di disagio. Essere quasi gettati in un campo sterminato. Per essere ricoperti di terra, sporchi e bagnati. Diventare quasi un tutt’uno con la terra. Che ti penetra dentro, ma che anche riscalda e dà
vita. Ma poi il “seme” sparisce, anzi no! Diventa la mia carne. In mezzo a tutto questo andare dove non sempre la pazienza è paziente per poi rimpiangere la fretta. Posso dire che a volte “la mia
anima è turbata”? Mentre pensavo a questo mi è capitato di leggere una poesia. Di un amico.

Io non ne sarei capace. Pino Chisari che tanti anni fa mi aiutò in poche notti, insieme a un altro, a preparare
un esame di statistica che avevo timore di sostenere presso l’università PAS, ora UPS. Poesia degli anni ’80, ma pubblicata nel 2018 nella raccolta “Passi sulle scale”. Gli ho chiesto il permesso di
usarla e, spero, di non essere andato troppo lontano con la mia riflessione iniziale. Eccola, per voi anche.
Bisogno di terra
Mi lievita sempre dentro
questa terra, antica sorella
mollemente adagiata
ad accogliere il primo sole.
Bianchi scheletri contorti
pietrificano l’aria. Polvere.
Paziento che il mio giorno
completi la sua ragione
dando l’unico, autentico contributo,
voglio rovesciare la mia zolla
sentire un aratro che spacca
un seme che penetra
le sue insaziabili radici nelle ossa.
Voglio crescere
la mia carne di spighe.
Anche tu sei un chicco di grano. La terra è la tua casa. Da sempre e per sempre. E
diventeremo tutti spighe di carne. Ma non dopo aver fatto l’esperienza di essere spezzati dal di dentro della nostra esistenza. Dagli aratri della vita. E poi?… Se vuoi
immagina pure quello che vuoi. Io preferisco, ma non sempre ci riesco, sentire che sono una spiga che ama il sole e il vento.

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