La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

In questo cammino per il resto dell’anno liturgico ci accompagnerà don Gianni Carparelli.
22 agosto 2021, XXI Domenica del Tempo Ordinario. – Anno B
“…Questa Parola è dura…chi può ascoltarla? …” (Gv 6, 60)
Mettiamoci accanto a Dante nel canto XXIII del Paradiso. Gli sguardi che seguono il volto di Beatrice e poi il suo annuncio: “… ecco le schiere/del triunfo di Cristo, e tutto il frutto/ricolto del girar di queste spere” (19-21). Gli occhi si spalancano e: “vidi sopra migliaia di lucerne/un Sol che tutte quante l’accendea/come fa il nostro le viste superne” (28-30)
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Per entrare nel mistero (parola chiave) che l’autore della lettera agli Efesini vorrebbe far intravedere per poi aiutarci a capire il senso dei dettagli, tutti da capire nel contesto, dobbiamo tuffarci dentro l’inno-preghiera che leggiamo all’inizio della lettera: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo…” (Ef. 1:3). Sarà dentro di questo mistero che potremo scoprire la nostra vita, la nostra storia, il mistero nel quale siamo “nati”, spesso attraverso le “doglie di un parto” (Rom 8), lottando contro i pericoli del male (Apocalisse, 12) e di chi vorrebbe distruggere il bene e il grano buono nel campo della vita (Mt 13). Questo mistero è il “sogno eterno” di un universo innamorato e desideroso di ri-nascere in mezzo a un giardino di fiori e di luci. Questo sogno ha bisogno di mani, le nostre, per diventare storia in cammino. Non sarà facile e il male sono le buche e gli incidenti nel cammino. Lo vediamo anche in questi nostri giorni difficili., ma la speranza apre le porte del futuro e guida le nostre mani, strumenti del sogno.

Zaccaria cantava: “… verrà dall’alto a visitarci un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace…” (Lc 1:67). Chi crede senza restare seduto ad aspettare, comprende. E vive la vita.
Ma deve uscire dal tempio e costruirlo nella storia.
