Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

25 dicembre 2022, Natale del Signore – Anno A

“UN BAMBINO AVVOLTO IN FASCE”: Lc 2,1-14

Presepe Piazza San Pietro
Presepio piazza San Pietro

È Natale! Un’onda di tenera commozione ci afferra e ci invita ad abbandonarci a un ardente desiderio di intimità e di pace nell’intero universo e in ogni cuore umano. Ci si trova a tu per tu improvvisamente con un avvenimento che ha cambiato il corso della storia: d’ora in poi si dirà: “prima di Cristo e dopo di Cristo”. “Vi annuncio una grande gioia!”; questa è la lieta notizia che l’angelo reca ai pastori. É un annuncio incredibilmente vero e bello: Dio incarnato è venuto a stare in mezzo a noi. Ci è nato un bambino! Ogni vita che sboccia è un destino nuovo che si ridesta; è una speranza che ci richiama alla fiducia del vivere.

Ma questo non è uno dei tanti bambini che si apre alla vita, ma è quell’Unico Bambino che è nato da sempre nel seno del Padre e nasce nel tempo nel grembo di Maria. Figlio di Dio e figlio di Maria. È infante, tenero, fragile, bisognoso di protezione, di caldo e di latte; e tuttavia è il creatore dell’universo, regge il mondo, è il Dio onnipotente, è il forte, immortale, immenso ed eterno. L’invisibile si rende visibile nelle fattezze di un bambino; l’onnipotente ci esce incontro per farsi vicino e rassicurante per ogni uomo. Il Natale è dunque un mistero di luce e di vita, è un tripudio di una gioia unica, di quella gioia che Cristo, nel suo annuncio missionario, dirà che è soltanto sua.

Gesù Bambino, pH Laura Ciulli Ogni nascita è frutto e, nel contempo, segno di amore. Qui si mostra in modo visibile ai nostri occhi l’amore del Padre, il quale – come dichiarerà Gesù stesso – “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16). E l’apostolo Giovanni, in tarda età, ripeterà commosso alle prime comunità cristiane: “Quale grande amore ci ha dato il Padre!” (1Gv 3,1); “noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1Gv 4,16); “nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore” (1Gv 4,18).

Questo è il Natale! L’uomo è assunto dal mistero di amore di Cristo e, proprio per questo, risulta trasfigurato e sollevato nella sfera del sacro. Ogni uomo è sacro. In ogni uomo incontro Cristo. E ne consegue che non può esserci più spazio per l’amore e il servizio di semplice filantropia. Ogni incontro con un fratello è sempre allo stesso tempo incontro con Cristo. E così nella comunione ecclesiale si risulta solidali con tutti i fratelli vicini e lontani. Per cui non c’è dramma o tragedia, di qui o di là, che non possa chiamarmi in causa e coinvolgermi.

L’amore dunque non è una fra le molte virtù, ma è la regina e la madre di tutte le altre virtù. Non è la prima virtù, ma è l’anima, il fine, lo scopo di ogni opera buona, di ogni gesto, di ogni servizio. L’amore è l’essenza del cristianesimo, è la misura della santità. Dove c’è amore là c’è Dio; dove manca l’amore non c’è nulla; “senza amore sono soltanto uno zero” affermerà l’apostolo Paolo nell’inno all’amore (1Cor 13). La peggiore di tutte le crisi del mondo è la crisi d’amore.

 

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