La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Ci accompagna in questo cammino padre Ignazio Martelletto C.S.I.
28 agosto 2022, XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C
“Quando sei invitato a nozze, non metterti al primo posto”
“Va a metterti all’ultimo posto”
“Quando offri un banchetto invita poveri, storpi, ciechi; sarai beato perché non hanno da ricambiarti”(Lc, 15, 1. 7-14)

Queste due parabole di Luca ci danno un buon insegnamento di vita, ma ci rivelano anche il mondo di Dio, un suo modo di essere Dio Padre.
Gesù invita a prendere l’ultimo posto perché Dio, nei nostri confronti prende sempre l’ultimo posto. Egli è primo nell’universo, nel mondo degli uomini, ma non entra nel mondo e nella nostra vita con la sua grandezza. Ne saremmo così affascinati che la nostra libertà verrebbe tolta. San Paolo parla chiaramente di questo mistero di Dio: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, spogliò se stesso assumendo la condizione di servo”. Dio desidera entrare nella nostra vita quotidiana con la sua presenza silenziosa, servizievole come lo è il vero amore. Un amore fecondo di bene per ogni suo figlio. Vuole partecipare alle nozze della nostra vita come un commensale non invadente ma di presenza cordiale e persuasiva.
Nella seconda parabola ci manifesta il mistero di Dio che non vuole la reciprocità della festa, ma desidera solo “dare” senza aspettarsi la ricompensa. Nella vita umana questo è l’atteggiamento di colui che ha la sovrabbondanza di bene. In Dio c’è una misericordia così grande che ci ama in continuazione senza aspettarsi il nostro grazie. Al contrario di noi che quando facciamo un favore ci aspettiamo sempre un ringraziamento e se possibile una ricompensa. L’amore del Padre è pura gratuità. Anche noi abbiamo provato nel cuore una gioia insolita quando abbiamo fatto del bene senza attenderci una corrispondenza. In affetti quando facciamo il bene gratuitamente noi agiamo come Dio Padre e quindi il nostro sentire interiore è quello di Dio.
Le parole di Gesù ci rivelano quindi il cuore di un padre che è più grande di qualsiasi nostra rappresentazione. Questo deve aprire il nostro animo alla confidenza e alla gratitudine costante. La nostra fede consiste nel rendere sempre palese questa presenza in modo che non siamo noi ad agire, ma che sia sempre Lui ad avere l’iniziativa. Lo chiarisce san Paolo quando scrive : ”Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.
