La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
29 gennaio 2023, IV domenica per annum – Anno A
“BEATI I POVERI IN SPIRITO” Mt 5,1-12a
È una celebratissima pagina del Vangelo; è la “magna charta” del cristianesimo; è la legge fondamentale della vita del cristiano; è il codice della nuova logica evangelica; è la costituzione autentica del Regno di Dio. Le nove beatitudini del testo di Matteo (si noti che Luca ne riferisce soltanto quattro, Lc 6,20-23) si offrono a noi con una semplice e ben definita struttura letteraria, in un triplice movimento:
– dichiarazione di felicità: “Beati!”
– designazione dei destinatari: “poveri, miti, misericordiosi…”
– motivazione di fondo: “perché di essi…”.
Ovviamente il messaggio non è per alcuni eletti privilegiati, ma è per tutti, perché tutti aspirano alla felicità e anche perché questa è la vocazione essenziale di ogni uomo. Pertanto non si tratta di parole consolatorie rivolte a chi è in miseria; né è una predica moralistica finalizzata a incoraggiare i buoni, ma è un appello rivolto a tutti senza distinzione per la conquista di uno stato di felicità piena e duratura. È una proposta di felicità del cuore in opposizione a una logica che propone la gioia per un benessere materiale che, però, ha la durata dell’erba del prato che oggi è e domani è falciata.
Per un’autentica esperienza di “beatitudine” si richiede un atteggiamento di fondo, cioè la povertà del cuore. Éun atteggiamento evangelico già prefigurato nell’Antica Alleanza dal cosiddetto resto d’Israele. Si tratta di coloro che storicamente tornarono dall’esilio babilonese nel 538 a.C.: uno sparuto numero di esuli sono tornati in patria. Il profeta Sofonia ne delinea l’identità “farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele” (Sof 3,12-13).
Ed è successo che l’esilio babilonese, le catastrofi, le umilianti sconfitte e le prove senza numero hanno orientato gli esuli unicamente verso Dio. C’è in loro un vuoto spaventoso e ormai non si aspettano più nulla dai potenti della terra, ma soltanto dall’Alto. Allo sguardo dei ricchi e dei benpensanti essi appaiono oggetto di scherno, di beffa, di rifiuto, ma Dio si prende premurosa cura di loro diventati poveri. Ormai l’unica vera ricompensa non sono i beni terreni, ma Dio solo. Inoltre, si osserva saggiamente che fin qui nella storia d’Israele, il povero era stato considerato peccatore, maledetto e castigato; ora invece il povero è benedetto, prediletto e privilegiato.
Maria risulta l’incarnazione più splendida e più eloquente del “resto d’Israele”. “Il suo Magnificat è il canto lirico insuperabile di questa “povertà” – afferma M. Magrassi -. Lagrange afferma che mentre Gesù pronunciava le beatitudini, doveva pensare a sua Madre: ogni frase è come una pennellata che delinea il volto di Maria. Si tratta di riconoscere praticamente che davanti a Dio siamo tutti radicalmente dei poveri: e che senza di lui non possiamo costruire né la nostra vita, né la nostra felicità”.

