Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

30 dicembre 2022, Santa Famiglia di Gesù Maria e Giuseppe – Anno A

LA SACRA FAMIGLIA: Lc 2,41-52

    Presepe Vaticano 2022Presepe Piazza San Pietro 2022

La famiglia umana è una istituzione così bella e preziosa che anche Gesù ha voluto averne una per farne una concreta esperienza. La famiglia è la cellula fondamentale della Chiesa e della società: questo è il bel messaggio già evidenziato dal Sinodo sulla famiglia nel 1980, che poi ha prodotto il testo dell’Esortazione apostolica Familiaris consortio di san Giovanni Paolo II.

La famiglia è la “piccola chiesa” come amava designarla san Giovanni XXIII; la “chiesa domestica” come la dichiara il Concilio (Lumen Gentium,11), la “scuola dell’amore”, il “primo tempio”, la “prima chiesa” come amava ripetere san Giovanni Paolo II, riferendosi alla Sacra Famiglia. La casa di Nazareth “fu il luogo della vita quotidiana, della vita nascosta del Messia, la casa della santa Famiglia. Essa fu il primo tempio, la prima chiesa, su cui la Madre di Dio irradiò la sua luce emanante dal mistero dell’Incarnazione, del mistero del suo figlio” (san Giovanni Paolo II).

In questa casetta, tra le sue umili mura, si tesse la tela dell’amore all’insegna della comunione dei cuori. Quando infatti Gesù dodicenne viene ritrovato nel tempio e Maria (a nome anche di Giuseppe) prova rispettosamente a rivendicare i loro diritti umani di genitori, gli dice: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre e io angosciati ti cercavamo” (Lc 2,48). Sapeva molto bene che “quel figlio” era stato concepito senza intervento di uomo, ma lei non intende considerarli come sua proprietà personale ed esclusiva. Quel Figlio apparteneva prima di tutto al Padre (Lc 2,49) e poi a Maria e a Giuseppe, sia pure in maniera diversa; ed essi potevano dire in tutta verità di lui nostro figlio.

Nella casetta di Nazareth, il fanciullo Gesù “cresceva e si fortificava, pieno di sapienza. E la grazia di Dio era sopra di lui” (Lc 1,40; 1,52). I suoi paesani ne restavano meravigliati e si chiedevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data?” (Mc 6,2). Eppure Gesù non aveva frequentato le scuole rabbiniche che, per altro, in quei tempi prosperavano all’ombra delle sinagoghe (Gv 7,15); e sappiamo dai Vangeli che a Nazareth ve n’era una” (Lc 4,16).

Ma Gesù aveva frequentato la scuola insostituibile dei genitori; questi furono gli unici suoi maestri. Con l’esempio e la parola lo aiutarono a vivere pienamente i vari stadi, le varie tappe del suo essere uomo. Gli insegnarono le osservanze del sabato e delle grandi festività del pellegrinaggio (Pasqua, Pentecoste, Tabernacoli), lo iniziarono allo studio delle parole dei profeti e alla preghiera dei salmi (cf Esortazione apostolica sulla catechesi,73).

La casa di Nazareth, dunque, è il santuario dell’amore della Sacra Famiglia. Anche le nostre case moderne, non meno di quella, sono la prima piccola chiesa dove il figlio muove i primi passi per la conoscenza di Dio: ogni nostra residenza terrena, modesta o sfarzosa, piccola o grande, è per ogni vita che sboccia culla e comunità. L’uomo vi nasce, cresce, lavora, invecchia e muore. La casa è il primo luogo si custodiscono i tesori più cari: i figli, gli affetti, l’amore, la speranza, il lavoro, la felicità, le prove e il ricordo dei propri cari.

Condividi