La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana.
Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile, per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.
L’abituale commento affidato a don Emanuele Germani, parroco dei santi Valentino e Ilario Martiri, a Viterbo, e responsabile dell’ufficio stampa diocesano, è ancora sospeso per esigenze del sacerdote.
Sosta e Ripresa supplisce a questa assenza forzata proponendo, per la terza domenica consecutiva, in questo 19 luglio 2020, XVI Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A, una riflessione tratta da un’omelia di molti anni fa del cardinale Lorenzo Antonetti.

«La Chiesa ci propone oggi di continuare a riflettere sul Vangelo di Matteo e sulle parabole che il Signore trae dalla quotidianità, in particolare dal lavoro dei campi campi», disse il cardinale, sottolineando che il Vangelo di questa domenica (Mt 13, 24-43) segue quello della parabola celebre del seminatore letto la domenica precedente.
«Anche le tre parabole di oggi – aggiunse il cardinale – quella del grano e della zizzania, quella del lievito nella farina e quella del piccolo seme di senape, ci svelano il modo di operare del Signore tra gli uomini, ci parlano dell’azione della Parola.
All’inizio piccola cosa all’apparenza, come il semino di senape, ma distinata a ingigantire. Elemento essenziale perchè la società trovi una sua positiva dimensione, una sua completezza valoriale così come la lenta azione del lievito tramuta in pane l’impasto della farina la completezza dell’umanità. C’è poi la parabola del grano e della zizzania, che il Signore stesso spiega ai discepoli, del male seminato dal nemico là dove c’è il bene profuso da Dio».
Secondo il cardinale Antonetti, limitarsi ad attendere il giudizio finale di Dio, così come descritto dalla parabola – il premio per i buoni, la punizione per i cattivi – non basta al cristiano: «Le tre parabole iniziano tutte con la frase di Gesù “il regno di Dio è simile…” Il verbo è al presente, perché il regno di Dio non è nel futuro, è qui e oggi. Occorre cercare il bene. imparare a vederlo anche se piccolo, aiutarlo a crescere affinché in esso possano trovare tutti collocazione e ristoro, così come gli uccelli possono farsi il dido sul grande albero cresciuto dal minuscolo seme di senape. Bisogna proteggere e sostenere la sua lenta azione silenziosa, anche se spesso è invisibile all’apparenza, come quella del lievito nella farina. Bisogna distinguerlo dal male che è presente nel campo della nostra vita».
Quanto al giudizio, concluse il cardinale Antonetti, «la chiave di comprensione ce la offre la prima lettura di oggi, tratta dal libro della Sapienza (Sap 12,13.16–19), quando ci dice “il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti… Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento. Non giudichiamo quindi e non arroghiamoci un diritto che è solo di Dio, perché noi stessi siamo un misto di grano buono e di zizzania. Ma non c’è uomo in cui la zizzania non possa essere convertita in buon grano. Il nemico, il diavolo – il termine greco significa letteralmente colui che divide, cioè che vuole separci da Dio, dal progetto di Dio per l’uomo che è progetto d’amore – opera soprattutto attraverso la nostra superbia, la nostra arroganza. Ricordiamocene sempre. Soprattutto rifiutiamo di considerare un comportamento cristiano quello di chi pretende di strappare la zizzania che identifica sempre nell’altro, nel diverso da sé. Di certo non sono buoni cristiani gli intolleranti, quelli che invocano la pena di morte per quanti giudicano colpevoli, che vorrebbero gettare in galera o almeno escludere dalla società quanti non corrispondono alla loro idea di bene, o meglio di ipocrita e saccente perbenismo».
Buona domenica a tutti
