La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo, ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp, da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.
5 marzo 2023, II domenica di Quaresima – Anno A
LA TRASFIGURAZIONE: SOGLIA DEL MISTERO Mt 17, 1-9

La tradizione identifica la montagna della trasfigurazione con il Tabor, monte che si erge maestoso e solitario per circa 6oo metri quasi a guardia della spaziosa valle di Esdrelon. “Si trasfigurò. Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce” (Mt 17,1-2). Il Cristo manifestò, sia pure per pochi istanti, la sua “forma” di Figlio di Dio” (Fil 2,6); “la gloria di Dio rifulse sul volto di Cristo” (2Cor 4,6). Appaiono Mosè ed Elia quali rappresentanti l’uno della legge e l’altro del profetismo; due figure-chiave della storia della salvezza. Ora essi rientrano nell’ombra e nel silenzio per cedere posto e parola al Cristo Messia.
“Una voce gridò dalla nube: Questi è il mio figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!” (17,5). La proclamazione proviene dai carmi del Servo di Jahvé (Is 42,1). E ripropone in grande evidenza l’aspetto umile e sofferente del Messia. Ciò vuol dire chiaramente, che il cammino che sta percorrendo il Cristo lo porterà alla gloria, passando però attraverso sofferenze e cocenti umiliazioni.
Per ben tre volte nel Vangelo di Matteo si fa udire la voce per confermare l’autenticità della missione del Messia. La prima volta è in occasione del Battesimo di Gesù al fiume Giordano (Mt 3,17) in apertura del suo apostolato; la seconda volta nella Trasfigurazione di Gesù per ribadire la veridicità della predicazione del Cristo per le contrade della Palestina; la terza volta è al termine del Vangelo, quando Cristo innalzato in croce al cospetto del mondo intero, si fa udire la splendida proclamazione del centurione romano: “Davvero costui era Figlio di Dio” (Mt 26,54).
Sul Tabor, l’apostolo Pietro rompe l’incanto della meravigliosa visione e propone di fissare per sempre la dimora lassù, drizzando tre tende per i tre della gloria: “Signore, è bello per noi stare qui…!”. Il tentativo di Pietro mira a impedire a Gesù di proseguire il cammino verso Gerusalemme dove l’attende la Passione e la morte che, invece, risultano come il passaggio necessario per giungere alla gloria. “L’umanissimo amore dell’apostolo tenta ingenuamente di far argine al mistero dell’amore del Cristo” così commenta Salvatore Garofalo.
È cosa saggia e santa scendere dal monte, calcare le orme del Maestro e decisamente essere orientati verso il Calvario. Questa è la meta precisa del cammino per arrivare alla gloria del Risorto e meritare di ammirare lo splendore del Volto di Dio. Nella Patria di lassù vedremo e contempleremo quel Volto “faccia a faccia, e lo conosceremo perfettamente, come anch’io sono conosciuto” (1Cor 13,12). Per ora ci basta contemplare il Risorto nel chiaroscuro della fede. Questa virtù ha anche il pregio talvolta di trasfigurare la realtà. Quando arriveremo lassù, il cammino sarà terminato. Senza perdere mai di vista la certezza che alla luce si arriva passando attraverso la croce: Per crucem ad lucem, come insegnavano i padri latini.
