La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana.

Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

L’abituale commento affidato a  don Emanuele Germani, parroco dei  santi Valentino e Ilario Martiri, a Viterbo, e responsabile dell’ufficio stampa diocesano, è ancora sospeso per esigenze del sacerdote.

Sosta e Ripresa supplisce a questa assenza forzata proponendo anche in questo 26 luglio 2020, XVI Domenica del Tempo Ordinario – ANNO A una delle omelie nelle quali  cardinale Lorenzo Antonetti molti anni fa delineò un percorso di riflessione sul capitolo 13 del Vangelo di Matteo, quello sulle parobale del Regno di Dio.

Card. Lorenzo Antonetti

«La liturgia della Parola ci propone anche oggi un arricchinento di senso del nostro essere cristiani», disse il cardinale, sottolineando che è importante confrontarci sulla continuità valoriale tra la prima lettura tratte dal promo libre dei Re (1Re 3,5.7-12) il Vangelo (Mt 13, 44-52). Secondo il porporato, «la preghiera di Salomone, che chiede a Dio saggezza e discernimento, aiuta a comprendere sia l’opportunità dell’impegnare nella ricerca di vivere il Regno di Dio nella nostra quotidianità tutto quanto possediamo, in senso intelletivo e spirituale prima ancora che economico, che emerge dalle parabole del tesoro nel campo e della perla preziosa, sia il significato, che ci riguarda tutti, della figura dello scriba, cioè di chi si impegna a riflettere sulla Parola e facendose guidare, diventa “discepolo del regno dei cieli” e per questo è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Su questo aspetto «l’interpretrazione più immediata è appunto quella della continuità tra vecchio e nuovo Testamento come da sempre concordano praticamente tutti gli studiosi di teologia», aggiunse il cardinale, imsistendo però su un’altra chiave di lettura che riguarda l’esperienza storica della Chiesa.

«In ogni epoca ci sono stati nella Chiesa, per sua natura semper refornanda,  da un lato gruppi convinti che tale continua capacità di comprendere i segni dei tempi, questo dono del discernimento che come Salomone la Chiesa chiede al Signore, debba lasciare il posto a più radicali rivoluzioni. Dall’altro lato emergono  ciclicamente posizioni di un conservatorismo asfittico che si spinge a contestare il magistero dei Papi e della Chiesa in nome magari del magistero di Papi precenti, decontestualizzandolo arbitrariamente dalla storia della salvezza, che è un cantiere nel quale siamo tutti impegnati pennemente a operare nella sequela di Cristo».

Questi fenomeni «si sono più volte riproposti in questo quarantennio di attuazione del Concilio Vaticano II (l’omelia del cardinale è dei primi anni Novanta del secolo scorsao, n.d.r.) ostacolandone in parte la preziosa azione», sostenne il porporato, invitando ciascuno a costituirsi «il proprio piccolo scrigno di antico e di nuovo, uno scrigno che non può e non deve essere riempito seguendo mode momentanee o pseudo autoplocamate guide pseudocristiane, ma confontando quotidianalente la nostra esperienza con la Parola e con magistero ecclesiale. Né certo questo compito è superiore alle forze di ciascuno di noi come ci spiega il salmo 118 che abbiamo proclanato oggi: Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti: per questo li custodisco. La rivelazione delle tue parole illumina, dona intelligenza ai semplici».

Buona domenica a tutti

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