La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Ci accompagna in questo cammino padre Ignazio Martelletto C.S.I.
6 novembre 2022, XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C
“Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei, i quali dicono che non c’è resurrezione”
“Da ultimo morì anche la donna. La donna, alla resurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta per moglie”
“Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui” (Lc, 20, 27-38)
La parola di Gesù oggi ci invita a riflettere sulla nostra immortalità. Gesù ci ha donato la fede, l’abbandono al suo amore, è insieme con noi sempre. La nostra immortalità inizia nella fede e ha il suo completamente quando ci troveremo davanti la realtà della fede, il nostro faccia a faccia con Gesù.
Luca nel racconto del Vangelo ci riporta la questione della risurrezione, tema discusso nelle controversie teologiche tra sadducei e farisei.
Gesù nella risposta si muove al di sopra dei due gruppi e richiama al Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, coloro che sono i viventi per tutto il popolo perché si sono abbandonati a Dio. La vita appartiene a Dio. Tutto ciò che si fa con Dio e per Dio è eterno. Non va soggetto alla morte. Vivere nell’amore di Dio Padre, significa entrare a far parte del Roveto ardente, che non si consuma mai.
Questo senso profondo dell’eterno che è in noi ci rende vivi e dinamici, liberi e aperti, spogliati dalla schiavitù delle cose e dalla pigrizia del presente. Dobbiamo riflettere sempre che noi siamo persone eterne. La miopia della vita “mondana” vorrebbe chiuderci nel tempo. Ma noi siamo eternità e il mondo dell’eterno è quello della fede in cui siamo invitati ad entrare continuamente attraverso le parole di Gesù.
Non credere nella resurrezione porta a vivere per accaparrare, perché l’ansia dell’avere domina chi vive solo nel presente. Altro è fidarsi, abbandonarsi, lasciarci portare verso un orizzonte che è al di là di questa vita terrena. Esser figli della resurrezione. La morte è una porta da attraversare, come Gesù che ha preso la croce, è salito al Calvario ed è morto sulla croce. Gesù inserisce la nostra esistenza in prospettive molto più grandi della dimensione terrena.
Ogni atto d’amore, ogni gesto di misericordia si fonda sulla resurrezione, essenza della vita cristiana.
Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera.:
tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.

